giovedì 30 settembre 2010

Palla di cannone


C'è ancora un po' del tuo sapore nella mia bocca
Cè ancora un pezzetto di te allacciato al mio dubbio
E' ancora un po' difficile dire cosa stia succedendo
C'è ancora un po' del tuo fantasma, la testimonianza di te
C'è ancora una piccola parte del tuo viso che non ho baciato
Tu ti avvicini un po' di più a me ogni giorno che passa
E non riesco ancora a capire cosa stia succedendo

Le pietre mi hanno insegnato a volare
L'amore mi ha insegnato a mentire
La vita mi ha insegnato a morire
Quindi non è difficile cadere
quando tu fluttui come una palla di cannone

C'è ancora un po' della tua canzone nel mio orecchio
Ci sono ancora un po' di parole che desidero sentire da te
Tu ti avvicini un po' di più a me
così vicino che non capisco cosa stia succedendo

Le pietre mi hanno insegnato a volare
L'amore mi ha insegnato a piangere
Quindi avanti coraggio,
insegnami a essere timido
Perchè non è difficile cadere
Non è difficile rialzarsi
Non è difficile crescere
Quando sei consapevole di non sapere.

On the road




Stamattina non ho lavorato. Sarei dovuto andare nel pomeriggio. Quindi, solita mattina di svago. Mi sveglio accompagnato dal miagolio dei gatti. La Muffin fa finta di niente e continua a dormire. Allora, mi alzo e li sfamo. Poi porto la colazione anche a lei. Quando esce, mi alzo e giro per casa. Ora i gatti dormono, e io sono tentato di svegliarli per vedere se anche loro porteranno la colazione a me. Ma lascio perdere. Alle 10.30 doccia, poi esco per un caffè con lei. Tornato a casa, ricompongo il letto. All'improvviso suona il telefono. Mi convocano per un colloquio a Torino. Sono in viaggio, ora. Da solo. In treno. Provo una sensazione che neanche mi ricordavo. Di ansia, ma anche di scoperta. Trepido nell'attesa di arrivare, ma vorrei anche che il viaggio non finisse mai. Guardo scorrere il paesaggio e le case fuori dal finestrino. Mi diverto ad immaginare le persone che le abitano. La loro vita, i loro sogni. Le loro storie. Dietro ad ognuna di quelle porte sconosciute si apre un mondo. Bello. O forse brutto. Comunque nuovo, e a me estraneo. Ma oggi ho voglia di pensare che tutti quei fantasmi che mi sto immaginando abbiano delle vite e dei pensieri felici. Oggi, sono felice anche io. Perchè mi butto tutto alle spalle, mentre sono in viaggio. Sorrido al mio riflesso, mentre sto seduto. Sul treno. Che viaggia veloce. Viaggia.

( Questo post viene pubblicato questa mattina, ma è stato scritto mercoledi 28 / 09.
Ovviamente sul treno.)

martedì 14 settembre 2010

Lei


Lei sembra vestita di me
stesa attraverso la mia vergogna
tutto il tormento e il dolore
penetrano e mi ricoprono
farei qualsiasi cosa a me stesso
solo per averla per me
ora non so cosa fare
non so cosa fare
quando mi rende triste
Lei è tutto per me
il sogno non corrisposto
una canzone che nessuno canta
l'irraggiungibile
lei è un mito a cui devo credere
tutto quello di cui ho bisogno per renderlo vero è un'altro motivo
non so cosa fare
quando mi rende triste
ma non lascerò che questo cresca dentro di me
lo ricaccio in gola
soffoco
fatto a pezzi
non lo farò,no, non voglio esserlo
ma non lascerò che questo cresca dentro di me
lei non è vera
non posso renderla vera

domenica 5 settembre 2010

Zoo


Le sbarre degli zoo
servono a proteggerci dagli animali
o c'è un'altra ragione?



I bambini erano sempre buonissimi, durante il mese di agosto. Specialmente all'avvicinarsi del ventitreesimo giorno: era appunto quello il giorno in cui la grande astronave che trasportava lo Zoo Interplanetario del professor Martin atterrava per la sua annuale visita nella città di Alessandria. L'avvenimento richiamava grandi folle; fin dallo spuntare del sole si formavano grandi file di adulti e bambini, ad aspettare l'arrivo dell'astronave.

Ogni anno, puntualmente, il professor Martin esibiva nuove creature, delle razze più strane e inaspettate: che cosa avrebbe portato questa volta?

In passato si erano visti le creature a tre zampre provenienti da Venere, o gli altissimi e filiformi uomini di Marte, o altri esseri anoca più straordinari, provenienti da punti remoti della galassia.

***

L'astronave comparve, rotonda e scintillante, nel cielo alessandrino, e lentamente calò sulla piazza al centro della città; dopo un lungo minuto di attesa, nel silenzio più assoluto, si sollevarono i portelloni laterali, per mostrare la fila di gabbie.

Dietro le sbarre, s'intravedevano dei bizzarri esseri di una razza selvaggia; piccoli animali simili a cavalli, che si muovevano a scatti, e continuavano a lanciarsi richiami con voci acute. I cittadini, si assieparono intorno alla cassa, dove l'equipaggio provvide rapidamente a raccogliere i soldi del biglietto, e poco dopo comparve il professor Martin in persona, col suo mantello rosso e il cappello a cilindro.

- Signori e signore terrestri!- esclamò nel microfono, -Quest'anno, potrete ammirare uno spettacolo davvero eccezionale: i rarissimi, semi-sconosciuti ragnicavalli di Kan, portati a voi a prezzo di enormi pericoli, per milioni di chilometri attraverso lo spazio. Guardateli, studiateli, fotografateli, ma fate in fretta perchè la mia astronave si fermerà per sole sei ore!-. E lentamente, la folla si avvicinò e prese a sfilare davanti alle gabbie; il pubblico era affascinato da queste straordinarie creature, che assomigliavano a cavalli, ma si arrampicavano e correvano lungo le sbarre come dei ragni.

Andò avanti così per sei ore, finchè quasi diecimila persone riuscirono a sfilare davanti alle gabbie poste lungo le fiancate dell'astronave. Poi, scoccato il limite di tempo, il professor Martin uscì col suo microfono in mano.

-Ora dobbiamo andare, ma torneremo fra un anno esatto; e se lo Zoo vi è piaciuto, contattate i vostri amici delle altre città: domani saremo a Milano, poi Firenze, Roma e Rosolini. E poi salperemo per altri mondi ancora!!-.

Li salutò con un cordiale arrivederci, e mentre l'astronave decollava, i cittadini di Alessandria convennero che quell'anno lo Zoo era stato il migliore in assoluto...

***

Circa due mesi e tre pianeti più tardi, l'astronave del professor Martin atterrò infine tra le familiari e frastagliate rocce nere di Kan; ad uno ad uno, i ragnicavalli sgusciarono veloci dalle gabbie, col professore fermo davanti all'uscita a pronunciare brevi parole di saluto e ringraziamento.

Poi tutti schizzarono veloci in direzioni diverse, per raggiungere le loro case tra le rocce.

In una di queste, la creatura-lei fu ben felice di vedere il ritorno del suo compagno e del figlioletto. Mormorando un festoso saluto in uno strano linguaggio, corse ad abbracciarli.

-Quanto tempo!- esclamò. -Allora, è stato bello?-.

E la creatura-lui annuì -Magnifico! Specialmente il piccolino si è divertito un sacco! Abbiamo visitato otto mondi, e visto molte cose-.

Il piccolo galoppò tutto allegro nella caverna, inerpicandosi sulle pareti :-Nel posto chiamto Terra è stato meglio di tutti! Le creature che ci abitano portano degli indumenti sulla pelle, e camminano su due zampe-.

-Ma non era pericoloso?- chiese la creatura-lei. -No- rispose il compagno, -Ci sono delle sbarre robuste, per proteggerci da loro. E poi rimaniamo sempre all'interno dell'astronave. La prossima volta devi venire anche tu, cara! E' un viaggio che li vale tutti, i venti Caas che costa!-

-Oh si!- annuì il piccolo. -E' stato il migliore Zoo che abbia mai visto...