martedì 31 agosto 2010

La figlia del vento


Ed è così
proprio come tu hai detto che sarebbe stato
la vita è facile per me
la maggior parte del tempo
ed è così
la storia più corta. Niente amore nè gloria
niente eroe nei suoi cieli
Ed è così
proprio come tu hai detto che sarebbe stato
dimenticheremo entrambi la brezza
la maggior parte del tempo
ed è così
l'acqua più fredda, la figlia del vento
alla quale non posso levare gli occhi di dosso
Ti ho detto che ti disprezzo?
Ti ho detto che voglio lasciarmi tutto alle spalle?
Ma non posso smettere di pensare alla figlia del vento...
fino a quando non troverà qualcun altro.

venerdì 20 agosto 2010

7


La vita dell'essere umano ha uno svolgimento monotono. Persone famose, persone normali, persono povere...tutti, nessuno escluso, nascono, vivono e muoiono. E' uguale per tutti, checchè se ne dica. La vita è fatta di cose ripetitive. Anche la mia. Ci sono molte cose che si ripetono, nella mia vita. Una di queste, la più ripetitiva, è il numero 7. E' il mio numero, da sempre. Lo trovo ovunque, su biglietti, scontrini, nelle case, nel numero telefonico...
Il 7 mi appartiene. A me piace, lo sento mio. Naturalmente per 7 motivi. I seguenti.
- Sia il mio nome sia il mio cognome hanno entrambi 7 lettere.
- Sono nato nel 7° mese dell'anno.
- E' il numero mistico per eccellenza, il numero più potente nella kabbalah e nella magia, e sinceramente, in questa vita grama, l'unica cosa che ci fa sognare credo che sia solo la magia.
- 7 sono i mesi che ho passato da solo prima di conoscere la donna con cui vivo adesso.
- Quando gioco a calcio, il 7 è il numero che devo indossare per giocare bene e segnare.
- 7 sono le persone della mia famiglia, quelle che mi conoscono da sempre e di cui so che posso fidarmi ad occhi chiusi.
- 7 sono i minuti che ci vogliono a fare un eccellente caffè.
A proposito: 6:58, 6:59...Bolle esattamente allo scoccare del 7° minuto. Lo bevo. Ed è perfetto, come il 7.

lunedì 16 agosto 2010

3 Desideri


Nessuno diceva mai che Laura era simpatica. Non era quella la parola che veniva usata. Era intelligente, e anche spiritosa. Laura era soprattutto crudele. Sua madre, quando ci pensava, sperava che sarebbe cambiata, crescendo. A suo padre, invece, importavano solo i suoi bei voti.

Era stata Laura, quando frequentava la terza media, a battezzare col nomignolo di "Contaminazione" una nuova compagna di classe, timida e miope, ed era stata anche la prima a fingere che qualsiasi cosa o persona toccata dalla nuova compagna dovesse essere pulita, disinfettata o evitata. E la scuola superiore non aveva fatto altro che fornire a Laura maggiori spunti per esercitare il suo talento.

La cosa più sorprendente di Laura era il suo potere; la gente diffidava di lei, ma non faceva nulla per evitarla. Era sempre ammessa nel giro, sempre al centro dell'attenzione. Chi l'avesse vista, bella e vivace, in kmezzo ad un gruppo di studenti, non avrebbe potuto che pensare " Ecco una leader nata".

***

Quella mattina,Laura era uscita presto, diretta a scuola. Voleva studiare da sola in un posticino tranquillo che si era riservata, perchè aveva un importante compito in classe di greco, e non era preparata. Quel voto le importava; e così Laura si diresse a scuola da sola, programmando i suoi studi. Di solito non prestava molta attenzione alla natura intorno a lei, e per poco non calpestò una bellissima tartaruga che stava attraversando il marciapiede.

"Bleah! Che animale schifoso! pensò Laura, e si fermò. Una cosa era non voler pestare la tartaruga per caso, ma ora Laura alzò il piede per schiacciarla di proposito.

- No, per favore!- disse la tartaruga.

- E perchè no?- disse Laura, di rimando.

- Ti esaudirò tre desideri- rispose dolcemente la tartaruga.

- D'accordo- disse Laura. - Il mio primo desiderio è che i miei prossimi...- esitò per una frazione di secondo - ...che i miei prossimi mille desideri si avverino.- sorrise trionfante, e aprì la borsa per estrarre un bloc-notes e una matita, in modo di prendere appunti.

Laura era sicura di aver sentito la tartaruga dire "Che ragazza intelligente!" mentre si metteva al sicuro su uno strato di edera accanto al marciapiede.

***

Percorrendo il resto della strada, Laura si mise a trastullarsi con una serie di bellissime idee. Si sarebbe procurata dei vestiti stupendi. " Desiderio numero due: voglio sempre essere vestita alla perfezione." E subito il desiderio fu esaudito. In effetti, il suo nuovo abbigliamento non era molto diverso, ma ciò significava che aveva soltanto buon gusto.

Dopo aver riflettuto ancora un pò, scrisse: " Desiderio numero tre: vorrei avere il piercing all'ombelico." Suo padre non le aveva mai permesso di farsi un piercing, ma ora era riuscita ad averlo ugualmente. Si toccò con la mano i nuovi vestiti, e scosse la bellissima capigliatura, deliziata. " Posso avere tutto ciò che voglio: lo stereo, l'Iphone, la macchina...tutto! Tutta la mia vita!" E strinse a sè la borsa, inebriata.

Prima di arrivare a scuola, Laura era quasi diventata altruista, avrebbe potuto persino chiedere la pace nel mondo. Poi si disse :" Possibile che la tartaruga sia così potente?" Si toccò il piercing, guardò la camicetta, i jeans firmati, le scarpe: tutto perfetto. "Potrei rendere belle le persone brutte, guarire gli storpi...". Si fermò. L'ondata di altruismo era già esaurita. "Potrei farla pagare alla gente che se lo merita!" Laura guardò la scuola e tutti i compagni. Sentiva di avere in pugno un potere immenso. Salì le scale affollate, fino a raggiungere l'atrio della scuola. Laura poteva essere dolce e sapeva essere spiritosa. Poteva... In quel momento, suonò la campanella. Laura entrò in classe e si diresse verso il suo posto.

- Ehi, Laura- sussurrò Sara. - Sai quel terribile compito in classe di greco della prossima ora?- - Oh, no!- esclamò Laura con una smorfia. Un pensiero le attraversò la mente: "Quella stupida tartaruga mi ha fatto arrivare in ritardo e io mi sono dimenticata di studiare".

- Mi andrà male, lo so- gemette ad alta voce. - Vorrei essere morta.

giovedì 12 agosto 2010

Parafrasi


Oggi sono dai miei. Salgo nella mia vecchia stanza. Guardo le cose che ho lasciato qui. Dvd, libri, cd... Mentre cerco un libro, trovo la mia vecchia antologia delle medie. La sfoglio. Mi soffermo sulle pagine di epica. Leggo i vari pezzi dell'Iliade, le poesie... A fianco, scritte a matita, le parafrasi. Ma cos'è la parafrasi? Una specie di traduzione. Mi ricordo che la prof ce la faceva fare durante l'interrogazione. Io non capivo a cosa serviva, allora. Ma adesso, forse si. E' un modo per guardare le cose sotto un'altra luce. Più chiara o più scura. Più bella o più brutta. Più gentile o più violenta. E mi accorgo che tutti la facciamo, di continuo. Parafrasiamo la nostra vita. A volte per darle un senso più concreto. Per darle una direzione più precisa. Ma in fondo è inutile. La vita va presa di petto. Con tutti i suoi annessi e connessi. Ma soprattutto va vissuta il più possibile. Senza parafrasi.

domenica 1 agosto 2010

Blu


Mare. Non troppo calmo, e neanche troppo pulito. Sole. Non troppo caldo, e neanche troppo giallo. Io e lei. Lei lavora, qui al mare. Io no, ma sto qui e le faccio compagnia. La faccio sorridere quando è triste. La faccio divertire, quando è annoiata. La tengo sveglia, quando ha sonno. Oggi lei è tornata prima, dal mare, mentre io sono rimasto sulla spiaggia. Occhiali scuri, Ipod ben calcato e una marlboro rossa a farmi compagnia. Penso, mentre guardo il mare. Osservo la gente che fa il bagno e prende il sole. Famiglie, coppie giovani, coppie anziane, single... c'è di tutto, oggi al mare. E ridono tutti. Ma chissà se davvero sono felici. Forse si. Oppure, si sforzano di sembrarlo.Forse fanno finta di divertirsi, così domani, quando torneranno in ufficio, potranno dire di essere andati in spiaggia. Già le sento, quelle chiacchiere. Sono vuote, inutili. Quasi metalliche, senza eco. Sono un grido disperato, che la gente usa per far sapere al mondo di esserci. E io? Io non dirò a nessuno che sono andato al mare. Non voglio esserci per forza. Voglio sentirmi, solo quello. Allora, muovo le dita dei piedi sepolte dalla sabbia. Strizzo gli occhi accecati dalla luce del sole. Raddrizzo la schiena sprofondata nel telo blu vintage della sdraio. Ecco, mi sento. E allora, da neri che sono, i miei pensieri e le mie emozioni diventano blu. Blu cobalto, come il mare dentro di me. E mi alzo, e mi tuffo. Con le pinne, fucile ed occhiali. Nel mare, che da nero e agitato che era, ora mi sembra una tavola. Blu.