venerdì 23 luglio 2010

Coraggio


Ricorda chi eravamo. L'ordine più semplice che un re possa dare; ricorda perchè siamo morti: lui non desiderava tributi, o canzoni o monumenti o poemi di guerra e coraggio. Il suo desiderio era semplice: ricorda chi eravamo, così mi ha detto. Era la sua speranza.

Se un'anima libera dovesse arrivare in questi luoghi, negli innumerevoli secoli di la da venire, possano tutte le nostre voci sussurrarti dalle pietre senza età: va a dire agli spartani, viandante, che qui, secondo la legge di sparta, noi giacciamo. E così il mio re è morto, e i miei fratelli sono morti, appena un anno fa.

A lungo ho pensato alle parole del mio re, criptiche parole di vittoria; il tempo gli ha dato ragione, perchè da greco libero a greco libero, si è tramandata la notizia che il prode Leonida e i suoi 300 soldati, così lontani da casa, hanno dato la vita non solo per sparta, ma per tutta la grecia e per la speranza difesa da questa nazione.

Ora qui, su questo aspro frammento di terra chiamato platea, le orde di Serse affrontano la loro disfatta! Li davanti, i barbari si raccolgono; è nero il terrore che afferra saldo i loro cuori con dita di ghiaccio. Conoscono molto bene gli impietosi orrori che hanno sofferto per le lance e le spade dei 300 spartani. E ora fissano lo sguardo su questa pianura, dove ci sono 10 000 spartani alla testa di 30 000 liberi greci! Le forze del nemico ci superano di sole tre volte: buon segno per tutti noi.

Quest'oggi, noi riscattiamo il mondo dal misticismo e dalla tirannia, e lo accompagniamo in un futuro più radioso di quanto si possa immaginare.

Dite grazie, soldati: a re Leonida e ai prodi 300...alla vittoria!

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