lunedì 26 luglio 2010

Un mito moderno


Abbiamo creato un mito moderno?
O ne abbiamo immaginato solamente la metà?
Accadrebbe in un pensiero, da adesso?

Salvati,salvati
il segreto è stato svelato...
Per comprare una verità
e vendere la bugia,
l'ultimo errore prima che tu muoia
quindi non dimenticare di respirare, stanotte
stanotte è l'ultima occasione per dire addio.

venerdì 23 luglio 2010

Coraggio


Ricorda chi eravamo. L'ordine più semplice che un re possa dare; ricorda perchè siamo morti: lui non desiderava tributi, o canzoni o monumenti o poemi di guerra e coraggio. Il suo desiderio era semplice: ricorda chi eravamo, così mi ha detto. Era la sua speranza.

Se un'anima libera dovesse arrivare in questi luoghi, negli innumerevoli secoli di la da venire, possano tutte le nostre voci sussurrarti dalle pietre senza età: va a dire agli spartani, viandante, che qui, secondo la legge di sparta, noi giacciamo. E così il mio re è morto, e i miei fratelli sono morti, appena un anno fa.

A lungo ho pensato alle parole del mio re, criptiche parole di vittoria; il tempo gli ha dato ragione, perchè da greco libero a greco libero, si è tramandata la notizia che il prode Leonida e i suoi 300 soldati, così lontani da casa, hanno dato la vita non solo per sparta, ma per tutta la grecia e per la speranza difesa da questa nazione.

Ora qui, su questo aspro frammento di terra chiamato platea, le orde di Serse affrontano la loro disfatta! Li davanti, i barbari si raccolgono; è nero il terrore che afferra saldo i loro cuori con dita di ghiaccio. Conoscono molto bene gli impietosi orrori che hanno sofferto per le lance e le spade dei 300 spartani. E ora fissano lo sguardo su questa pianura, dove ci sono 10 000 spartani alla testa di 30 000 liberi greci! Le forze del nemico ci superano di sole tre volte: buon segno per tutti noi.

Quest'oggi, noi riscattiamo il mondo dal misticismo e dalla tirannia, e lo accompagniamo in un futuro più radioso di quanto si possa immaginare.

Dite grazie, soldati: a re Leonida e ai prodi 300...alla vittoria!

lunedì 19 luglio 2010

Mulino Bianco




L'uomo aspira alla perfezione. Quindi, tenta con tutte le sue forze di ottenere la vita perfetta. Quando io penso alla vita perfetta, penso a me stesso circondato dalla famiglia che mi sarò creato. Una famiglia numerosa, ma soprattutto felice. Quindi, penso ad una casa che contenga questa famiglia. Prima di conoscere lei, io non pensavo a case, arredamento, distribuzione degli spazi... ma da quando stiamo insieme, da quando viviamo insieme, sono argomenti di cui discutiamo molto spesso. Ma anche quando sono solo, mi diverto a pensarci. Ad immaginarla. La casa dei sogni. La vorrei grande, ma non troppo. Diciamo con un piano. Vorrei un ingresso accogliente e colorato, così chi entra viene subito contagiato dall'atmosfera. Vorrei una sala dove la cosa che spicchi di più sia il divano. Mi piacerebbe averlo scuro, ad angolo, con un grande cuscino morbido. Vorrei che se qualcuno lo guardasse, mi dicesse :" Oh, non sai come ti invidio, chissà che dormite ti fai lì..." . Mi piacerebbe avere accanto al divano una vetrata che si affacci sul giardino. Un piccolo patio, con un tavolino e una grande sedia a dondolo per lei e uno sgabello per me. Vorrei una cucina spaziosa. Mi piacerebbe averla con l'isola, quindi abbastanza moderna. Però la vorrei anche con un tocco di antico. Mi piacerebbe avere dei fiori nella cucina. magari dei girasoli. Sono fiori gentili. Al piano di sopra vorrei la camera da letto. Grande, con il letto che abbiamo scelto e una cabina armadio. Mi piacerebbe farla di colori chiari, e che sia pratica. la vorrei con i vestiti in bella vista, così non perderei tempo a cercare qualcosa da mettere se ho fretta...

Ecco, questa sarebbe la casa perfetta . L'importante è che gli abitanti di questa casa siano felici. Si vogliano bene. Si rispettino. Si concedano i propri spazi. E che, soprattutto, vivano immersi nell'allegria. Non importa quanto sia grande o bella la casa, l'importante è che risuoni di risate.
Ma in fondo sono solo parole. Sono realista. Saprei accontentarmi anche di molto meno.Non ho bisogno di una reggia del tipo " Le 1000 e una notte" . A me basterebbe la casa del mulino bianco per essere felice.

lunedì 12 luglio 2010

Un eschimese nell'igloo


Viviamo come un gregge. Oramai, le persone comuni, non hanno quasi più facoltà di pensiero. Siamo rintronati. Lobotomizzati. Subiamo un bombardamento continuo da parte di qualsiasi mezzo d'informazione. Tv, giornali, radio, internet. Tutti ci dicono cosa fare. Come apparire. In che modo comportarci. Siamo vittime del "politically correct". C'è un modo giusto e corretto di comportarci in ogni momento, in ogni situazione. Nel lavoro. Nella vita. Con gli amici. Con i parenti. Anche con i propri compagni. Un pò, la colpa è nostra. Siamo esseri umani del XXI secolo. Amiamo la comodità. Siamo pigri. Parliamo e parliamo, ma fondamentalmente non abbiamo ne la voglia ne gli stimoli per cambiare le cose. La quotidianità nella quale viviamo e ci crogioliamo ammazza le nostre virtù. Ci distrugge insieme alle nostre ambizioni. Ci spossa, anche fisicamente. Come questo caldo. Ma stasera no. Stasera non mi sento così. Stasera voglio sentire il freddo delle novità. E del cambiamento. In questa notte afosa, mi sento come se fossi al Polo Nord. Mi sento come se fossi un Eschimese seduto nel suo igloo.

giovedì 8 luglio 2010

Genitori e figli


Siamo in vacanza. Io e lei. Abbiamo affittato una macchina tutta scassata con il tetto cotto dal sole. Il sole. Lo abbiamo aspettato tanto. La nostra città è grigia. Fa caldo qui, invece. E di grigio non c'è niente. E' tutto giallo e caldo. Passiamo le giornate al mare. Non facciamo molti bagni, ma in compenso prendiamo tanto sole. Siamo abbronzati. E pigri. Stiamo coricati praticamente tutto il giorno, e alla sera riusciamo a essere stanchi. Non siamo usciti molte volte. Ieri sera, però, un giro l'abbiamo fatto. Qui, nel paese dove stiamo. Ci siamo bevuti un tè freddo con l'aggiunta di granita nel parco locale. E' un bel parco. C'era anche un sacco di gente. In fondo al parco c'è un campetto di sabbia con due porte da calcetto. Fanno un torneo. E noi due, divertiti, abbiamo guardato le partite. prima hanno giocato i bimbi. Abbiamo fatto il tifo per una squadra di 4 piccolini. Erano belli, con le magliette nere. E anche bravi. Dopo i piccolini giocano i più grandi. E si cade nella solita abitudine di litigare e darsi calci. Ci stavamo annoiando. Ma nell'ultima partita abbiamo visto una di quelle cose che sembrano impossibili. Il ragazzo giocava in porta, ed era anche piuttosto bravo. Solo che c'era suo padre, a guardare e a rimproverarlo continuamente. Gli diceva che doveva far gol. Al portiere. Tanto che ci ha provato, ma gli hanno preso la palla. Gli diceva che poteva far meglio, anche se era bravissimo. E lui, al posto di mandarlo a fare in culo, continuava a guardarlo mentre giocava. Gli parlava anche. Ogni volta che parava, si girava in cerca di un sorriso. di un segno di approvazione. Ma il padre niente. Ad un certo punto si è anche messo a sbadigliare.

Ora, io credo che i figli debbano rispettare i genitori. Sempre e comunque. Ma anche i genitori devono rispettare i figli. Incoraggiarli. Motivarli. Insegnargli ad essere persone vere. E lasciarli liberi. Di crescere e fare scelte. Di coltivare talenti più o meno utili. Ma soprattutto, un genitore deve insegnare al figlio ad amare. E l'unico modo per farlo è che il genitore ami il proprio figlio e glielo dimostri. Sempre e comunque.

venerdì 2 luglio 2010

Mondiali 2010

Chiuso per ferie


Che vi devo dire...buone ferie a tutti!!

Baci da Azzurro e Muffin Pat