mercoledì 28 aprile 2010

5 sensi di lei


Con gli occhi la guardo,
e se dipendesse da me non li chiuderei mai
perchè non mi stanco mai di contemplare la sua bellezza;
Con le mani la accarezzo,
sfioro la sua pelle liscia e morbida come seta
per regalarmi un istante di gioia;
Con il naso la respiro,
respiro il suo profumo dolce e pieno
come l'aria più limpida e irrangiungibile;
Con la bocca la bacio,
e assaporo i mille aromi che la pervadono
facendola assomigliare ad un bosco pieno di frutti segreti;
Con le orecchie la ascolto,
e sorrido sentendo la sua voce squillante
ma che sa abbassarsi nei momenti di passione
diventando un tenue sussurro;
Con il cuore la amo,
e non potrei fare altrimenti.

Tuoni e fulmini


Ieri sera, io e lei abbiamo visto un film. L'avevamo comprato nel pomeriggio, da Mediaworld. Di solito, non litighiamo per vedere un film. Abbiamo gusti piuttosto simili. A tutti e 2 non piacciono i film dell'orrore. Anzi, ci fanno proprio orrore. Quindi, scegliamo film leggeri. come quello di ieri, la classica storia buonista americana. Era carino, ma niente di più. mentre lo guardavamo, sul nostro nuovo e immenso divano, con il sottofondo del gatto e delle sue fusa, ha iniziato a tuonare e a lampeggiare. E io sono precipitato di colpo nella mia infanzia. Dentro al mio primo temporale. Me lo ricordo benissimo. Stavo nel mio lettino, al buio. Ascoltavo questo nuovo e sconcertante frastuono. Avevo paura, e non capivo cosa succedesse. Il mondo che conoscevo era fatto di luce e colori tenui. Di suoni ovattati. Tra l'altro, era il periodo durante il quale, a scuola, ci facevano studiare la mitologia greca. Io ero completamente rpito da Zeus. Era il mio idolo. Prima di tutto era il capo, fra tutti quelli più potenti. E poi aveva il trono più grosso e i poteri più belli. Poteva colpire gli umani come e quando voleva. E io, infatti, pensavo che ce l'avesse con me. Forse si era arrabbiato perchè non avevo fatto i compiti, o perchè avevo detto le parolacce. Quindi, aspettavo e temevo la sua ira. Crescendo, poi, il temporale è sempre stato una scocciatura. Sei costretto a guidare piano perchè la strada è bagnata. Se sei un pedone, devi stare attento che le macchine non ti schizzino con l'acqua delle pozzanghere. Prrendere l'ombrello per ripararti, altrimenti ti rovini la capigliatura e le donne ti guardano male. L'unica sensazione che mi procurava, quindi, era fastidio. Però, ieri, ai primi lampi e rombi, lei ha iniziato a tremare. E ad abbracciarmi forte. Siamo andati a letto e mi si è stretta addosso. Io l'ho cullata un pò. Qundo si è addormentata, ho sorriso. Per la prima volta in vita mia, mi sono sentito in grado di proteggere qualcuno. Di rassicurarlo. E ho visto qualcuno fidarsi davvero di me. Cercare il mio conforto, e, una volta trovato, rilassarsi totalmente. Mentre lei dormiva, io ho ascoltato ancora un pò il temporale che, fuori dalla finestra, impazzava. E, prima di assopirmi, l'ho anche ringraziato. Della gioia straordinaria che mi ha regalato, in una notte così eccezionalmente normale.

mercoledì 14 aprile 2010

Boogeyman

I bambini hanno paura di tante cose. Il buio, la solitudine, gli animali... E' normale, sono piccoli e sanno poco della vita. Però anche gli adulti hanno delle paure. Più evolute e particolari, ma sempre paure sono. Io non ho paura di molte cose. Forse perchè sono incosciente. Ma una paura me la tiro dietro da molti anni. La paura dell'uomo nero. Io temo l'uomo nero. Mi fa paura perchè lo conosco. Molto bene, in effetti. L'uomo nero si nasconde. Non lo puoi vedere tutti i giorni. Sonnecchia tranquillo, e quando meno te l'aspetti ti si piazza davanti. Blocca il tuo percorso. Ti inibisce, con la sua sola presenza. L'uomo nero è cattivo, subdolo ed egoista. Mette sempre sè stesso innanzi a tutti. Non gli interessa niente di nessuno. Ti da la colpa di tutto ciò che è negativo, e se hai bisogno di aiuto ti volta le spalle. Gode delle tue difficoltà. se la prende con la persona più debole della famiglia per dimostrarti la sua forza. Si diverte a provocare il tuo dolore per aumentare la sua potenza distruttrice. E non ti da ne motivi ne spiegazioni riguardo le sue gesta malefiche. Anzi, ci sguazza quando sa di fare qualcosa che ti ferisce. Poi, magari, si ravvede un pò, e pretende che tu lo perdoni. Io lo conosco benissimo, l'uomo nero. Ci ho abitato insieme per 26 anni. Ho vissuto con lui tutti i momenti significativi della mi vita. E, forse, un pò gli somiglio. Stesso fisico, stessa altezza. Stessa voce e stesso sguardo. Quando sono caduto in depressione, mi sono comportato un pò come lui. E ho anche provato piacere, nell'essere io l'uomo nero. Ma me ne sono accorto in tempo, e ho cercato di rimediare. Ci ho provato, almeno. Ora, io e l'uomo nero non viviamo più insieme e non ci vediamo molto. Quando succede, lui st nascosto dietro la sua maschera e mi sorrie sornione. Parliamo e scherziamo del piùe del meno. Ma io lo so. Lo sento. Lui è sempre li. In attesa. Come una belva che aspetta senza fretta la sua preda. Smania per ferirmi di nuovo. Non vede l'ora di colpirmi alle spalle ed abbattermi definitivamente. Però...però lui non sa che ora sono più forte. Più pronto. E che, soprattutto, non ho più paura dell'uomo nero e della sua ombra fatta di dolore, indifferenza, spregio e cattiveria. No, non ho più paura. Bè, quasi.

lunedì 12 aprile 2010

La cravatta


Il mio lavoro non è molto stressante. Forse perchè non lo faccio da molto. E poi, nel mio ufficio sono tutti gentili. Quando entri, ti sorridono. Hanno sempre il tempo di farti una battuta. Certo, ogni tanto litigano. Però sono persone normali. Hanno famiglia, figli. Ti raccontano di quando si sono fidanzati, sposati, del loro viaggio di nozze. A me piace farmi raccontare queste cose. Mi rilasso, quando le sento. Quindi, nel complesso, sono fortunato. L'unica cosa che non mi va tanto, nel lavoro, è che non posso vestirmi come voglio. Qui è d'obbligo giacca e cravatta. Io aggiro il problema indossando pantaloni e camicie eleganti, ma colorate. Sulla cravatta, però, devo cedere. La storia della cravatta, tra l'altro, è interessante. Nasce come ornamento, certo, ma è un simbolo di morte. I primi a portarla, sottoforma di un sciarpa di seta, furono i guerrieri del Gengis Khan. La portavano molto stretta, per soffocare il disgusto che provavano durante i massacri. Col passare dei secoli, si è evoluta. Da re a principi, paladini ed eroi, tutti hanno sfoggiato la cravatta. E così è diventata l'emblema dell'eleganza e del potere. Tutti gli stilisti che contano l'hanno creata. Hanno le forme e le dimensioni più diverse che si possano immaginare. I colori più svariati, i tessuti più impensabili e i motivi più fantasiosi. Ormai è un must, la cravatta. Chi la porta è arrivato, è uno degli eletti. Fa parte del giro che conta, quindi deve essere serio ed efficiente. Anche a costo di strozzarsi, da quanto il nodo è stretto. Più è stretto, più chi la porta è importante.

Io indosso la cravatta. Devo farlo, perchè sul lavoro devo vendere la mia immagine. Devo sembrare uno importante, uno che appartiene al giro che conta. Però, io non so neanche cosa sia il giro giusto. Non sono serio, sorrido quasi sempre. Non mi vesto da pinguino, ma se a qualcuno posso sembrare un pinguino, almeno sono un pinguino originale e colorato. Un pinguino che porta la cravatta. Ma che non si strozza. Mai.

sabato 10 aprile 2010

Smile


Sono una persona fantasiosa. Lo sono da sempre, fin da piccolo. Mi ricordo che i miei giochi più belli erano quelli che mi inventavo io. Anche il mio percorso scolastico è stato dominato dalla fantasia. Odiavo la matematica, ma eccellevo in italiano. Scritto, soprattutto. Gongolavo, il giorno del tema. Il mio preferito era il tema libero. Io lo facevo sempre di fantasia. E prendevo ottimi voti. Crescendo, la cosa si è un pò smorzata. Purtroppo la vita ti presenta il conto. Ti fa stare con i piedi per terra. E' triste, ma è così. Tu spazi con la mente, ti crei dei sogni, degli obiettivi, ma è tutto inutile. I tempi attuali sono dominati dalla concretezza. Non puoi permetterti di vivere fra le nuvole e di viaggiare di fantasia. Anche nei rapporti interpersonali, è così. Con le donne, ad esempio. Se hai grilli per la testa, non ti cagano. Preferiscono il tipo noioso, piatto, ma che ha i piedi per terra. meglio ancora, che abbia i piedi 2 metri sottoterra. Per carità, non è che siano tutte così, comunque almeno il 90% della categoria femminile vuole un uomo senza sfumature, un uomo in bianco e nero. A me, comunque, non interessa. Trovo che le persone fantasiose siano più divertenti. E sappiano far divertire e mettere a proprio agio gli altri. Sanno sorprendere con l loro imprevedibilità, donando gioia a tutti. Io ho tanti difetti: sono permaloso, lunatico, pigro e anche un pò stronzo. Però basta poco per farmi felice. E per essere felice. Mi basta un sorriso. Di un bimbo, di un anziano. Di un passante. Il sorriso di mia madre, ma anche quello di mia nonna. Di un cane, di un gatto, oppure quello tutto denti di un cavallo. Il sorriso della mia lei. Il mio sorriso. Il sorriso del mondo. Sorridere è vita. Vita bella. Vita che ha un senso, vita che va vissuta davvero.