mercoledì 31 marzo 2010

Di notte


Mi piace il nero. E' uniforme, spesso, continuo. E' costante. Di conseguenza, mi piace la notte. Di notte, tutto si smorza. Le persone, le cose, gli animali...tutto diventa più leggero. E' come se il mondo rallentasse. I problemi diventano meno urgenti, le gioie più intense. I sogni diventano più reali, mentre la vita si sfuma un pò di più, perde i contorni.
Anche le persone cambiano, di notte. Sia in meglio, sia in peggio. Chi di giorno tende a stare nascosto, purtroppo di notte, complice il buio, esce allo scoperto. E magari commette delle atrocità. Le persone così, secondo me, sono alte meno di Pollicino. Che uomo sei, mi chiedo, se sfrutti qualcosa di poetico e leggendario come la notte per far del male? La notte è bella, non va macchiata con delitti. Però di notte succedono anche eventi bellissimi. Si fa l'amore e magari si concepisce un bimbo. Si incontra la donna della propria vita. Ci si diverte, senza preoccupazioni. Ci si sente più belli. La notte, inoltre, è anche il momento delle creature leggendarie. Vampiri, angeli, creature fantastiche...tutti escono la notte, regalandole quell'aura incantata che il giorno non avrà mai. La notte è magica. Può far paura, ma la paura ti insegna ad aver coraggio. Può far male, ma il dolore ti rafforza. La notte va vissuta. Intensamente, fino a quando lascia il posto al giorno. A me piace tutto, della notte. Mi piace quando comincia a calare, permeando lentamente il mondo di ombre e sospiri. Mi piace quando è al suo culmine, sembra una morbida coperta che ti avvolge e ti coccola. E mi piace quando muore, sbocciando in un'alba dai colori sfavillanti, così belli e luminosi da farti desiderare subito di poter vivere un'altra notte per rivederli ancora.


martedì 30 marzo 2010

Il vaso di Pandora


Stanotte ho sognato. Bè, lo faccio tutte le notti... Ma il sogno che ho fatto, stranamente me lo ricordo. Ero nell'antica Grecia. Faceva caldo. Indossavo una tunica rossa al ginocchio e avevo i calzari legati al polpaccio. Al mio fianco era cinta una corta e larga spada, e dalla schiena mi pendeva uno scudo rotondo. Ero un guerriero. Un eroe. Camminavo per un sentiero pietroso, guardandomi attorno. Scrutavo i campi assolati e gli ulivi frondosi. Le mie emozioni erano contrastanti. Avvertivo l'adrenalina per lo scontro imminente, ma anche la repulsione per il sangue che mi accingevo a versare. Ma la sensazione più forte era l'assenza totale di paura. Non temevo niente e nessuno. Mi sentivo invincibile ed intoccabile. Dopo una curva del sentiero, sbuco in una radura. Li, ho visto il mio nemico mortale. Era alto, muscoloso ed abbronzato. Vestiva tutto di nero, con un elmo che gli copriva il volto. Stringeva in mano una spada uguale alla mia. Dopo un lungo attimo silenzioso, l'ho attaccato. Abbiamo lottato aspramente, senza esclusione di colpi. Sono riuscito a sconfiggerlo. La cosa più sconcertante del duello, è stata la sensazione di vuoto che provavo dentro di me. Non sentivo niente, ne emozoni ne pensieri. Ero dominato dall'impulso di distruggere. Prima di affondare il colpo di grazia, ho aperto gli occhi. Mi sono svegliato con i pugni stretti e i muscoli tesi. Ero terrorizzato. Fissavo il buio della notte trattenendo un grido. Poi, una mano mi ha sfiorato il viso, e un braccio mi ha cinto le spalle. Calmandomi all'istante. Era lei. Lei, che ha riempito la mia vita di emozioni cancellando il vuoto. Che mi ha insegnato il rispetto e la comprensione verso gli altri. Che mi ha fatto capire come la speranza non debba mai finire, anche se tutto va male. Che mi ha spiegato quanto sia importante saper perdonare, se ne vale la pena. Lei. Senza di lei, non sono niente, nessuno. Sono incompleto. Con lei, sono tutto. Ho anche io il mio posto nel mondo. Insieme, io e lei siamo l'infinito. L'infinito di noi due.

venerdì 26 marzo 2010

Pedro


Per andare al lavoro, passo in mezzo ai giardini. Mi rilassa, mi fa sentire meglio. Stamattina, ho visto un ragazzo con il suo cagnolino. Erano simpatici. Il cagnolino aveva un pupazzetto in bocca. Camminavano tranquilli. Erano amici. Io non ho mai avuto un migliore amico. E non sono mai stato il migliore amico per qualcuno. Non per cattiveria. Semplicemente, penso sia impossibile. La vita è piena di sfaccettature, è fatta di momenti. Nella vita, si cambia. Noi e gli altri. Quindi, anche i rapporti con le persone cambiano. Se dai 14 ai 17 anni vuoi solo giocare a calcio e andare in giro in vespa, il tuo migliore amico sarà uno come te, con quegli unici interessi. Tra i 18 e i 22 anni, cominci a guardare le ragazze. Di conseguenza, il tuo migliore amico sarà sempre la ragazza un pò più bruttina, ma che sa consigliarti. Dopo, fino ai 25, 26 anni, esci come un pazzo, tutte le sere. Quindi il tuo migliore amico diventa il tipo coglione come te e insieme non fate altro che bere e sballarvi. Dai 26 in su, sei libero di scegliere. Ormai conosci un sacco di gente, quindi non ti mancano le opzioni. ma scegliere è brutto. Io non me la sento, non lo trovo giusto. Voglio bene a diverse persone, e non voglio fare torti a nessuno.

Stasera, tornato a casa, salivo le scale. Ad un certo punto la porta si è spalancata. E si è precipitato giù lui. Pedro, il mio cane. E' volato giù con il suo sorriso simile ad un ghigno e gli occhi a palla. Mi ha fatto le feste. Io mi sono inginocchiato e lui mi ha stretto le sue zampone intorno al collo, in un abbraccio canino. Mi ha anche dato le leccatine, i suoi baci. E mi si è accesa una lampadina, in quel momento. Il migliore amico deve essere qualcuno che per te c'è sempre. A prescindere. Che te lo dimostra sorridendoti in qualsiasi momento. Deve essere uno che se gli racconti le tue cazzate, non ti giudica e soprattutto se le tiene per lui. Come fa e ha sempre fatto lui. Pedro. E' lui il mio migliore amico. E io ricambio il suo amore, sempre e comunque. Incondizionatamente. Ti amo, Pedro.

Batmobile


Passo davanti ad un fotografo. Nella vetrina, immagini di matrimoni. Persone in pose assurde, ma comunque sorridenti. Felici, almeno in apparenza. A me i matrimoni non fanno ne caldo ne freddo. Forse perchè sono collegati con la chiesa. Io non credo, non l'ho mai fatto. Mi sembra un'assurdità. Perchè dovrei credere, poi? La chiesa per prima dice bugie. Si ostina a voler rimanere ancorata agli usi del medioevo. Predica l'amore e l'uguaglianza ma discrimina gli omosessuali e insabbia i crimini dei suoi ministri. Grida allo scandalo davanti alla povertà nel 3°mondo, e poi permette al papa di girare con le prada a bordo di yuna macchina che neanche Batman se la potrebbe permettere. Però rispetto chi è credente. Non bestemmio. Cerco di non peccare, nei limiti del possibile. Ma il matrimonio in chiesa proprio non lo concepisco. Il matrimonio è l'unione di 2 persone. Non di 2 persone con la chiesa. Se ti amo, lo dico a te. Se so che non desidererò mai un'altra persona nella mia vita, lo so e basta. Non ho bisogno di dirlo davanti ad un prete. Non ho bisogno di dirlo davanti a nessuno. Te lo dimostrerò con il tempo e i fatti. Per me il matrimonio deve essere semplice, essenziale. Sempre che ci debba essere. 2 persone, se vogliono stare insieme, lo fanno.


Io non ho mai pensato al matrimonio. Non ne ho mai avvertito l'esigenza. Forse perchè non ho mai incontrato una donna che me la facesse sentire in modo chiaro, quell'esigenza. Fino ad ora è andata così. Ma adesso....chissà.

venerdì 19 marzo 2010

Catene e lucchetti


Sono una persona libera. Mi piace fare quello che voglio. Per carità, non è che faccia poi chissà cosa. Ma non mi va di rendere conto a chiccessia. Sono sempre stato così. Fin da piccolo. Il mio primo ricordo è un bisticcio. Avevo 4 anni. I miei lavoravano tutti e 2 e mia mamma non poteva stare a casa con me. Così mi mandarono al nido e poi all'asilo. Una volta, mia mamma aveva una settimana di ferie e voleva stare a casa con me. Io mi sono imposto. Avevo gli amichetti, all'asilo. E volevo fare come dicevo io. Crescendo, è sempre stato così. Mi hanno sempre consigliato, ma mai messo catene. O lucchetti. Io non sopporto le catene e i lucchetti. Se vedo una bici legata ad un palo, mi viene voglia di liberarla. Se mi trovo di fronte ad una porta chiusa con il lucchetto, ho l'impulso di aprirla. Aprirei tutti i lucchetti di Ponte Milvio. Anche gli animali in gbbia mi fanno quest'effetto. Soffro quando devo portare il gatto dal veterinario e lo devo chiudere nel trasportino. Mi sento soffocare all'idea di avere restrizioni. E non mi piacciono le persone che obbligano gli altri a seguire le proprie idee o le proprie scelte. Non lo trovo giusto. Tutti devono poter essere liberi di seguire i propri progetti. O i propri sogni. Tutti abbiamo il diritto di scegliere. La nostra vita è solo nostra.

mercoledì 17 marzo 2010

Mercoledi da leoni


Penso che la vita abbia un ritmo. Difficile da seguire. E da scandire. Ma l'essere umano, si sa, vuole riuscire a fare tutto. A dare a tutto una spiegazione. Questa è una delle poche cose che non sono mai cambiate. Fin dalla notte dei tempi. L'uomo è sempre stato un animale curioso e testardo. Ha scoperto che la terra gira intorno al sole. Ha scoperto le fasi lunari, i pianeti... Ha creato un ritmo per la vita. Anni, mesi, giorni... Per me, la sola cosa ritmata è la settimana con i suoi giorni. Si sussegue senza sosta, per sempre. E i giorni sono sempre molto simili, quasi uguali. Il lunedi, di solito, uno è arrabbiato. E' appena finito il weekend. Hai davanti un'intera settimana di lavoro. Però sei anche euforico, pensi che potrebbe essere l'inizio della settimana che cambierà la tua vita. Il martedi, solitamente, sei più depresso. Non succede mai niente, di martedi. Rischi anche che la tua squadra esca dalla coppa. Ti risollevi al giovedi. Cominci a vedere la fine della settimana, l'inizio del meritato riposo. Il venerdi, se puoi, non ti muovi. Non ti stanchi. Conservi le energie per la serata. C'è sempre tanta gente da incontrare, salutare e conoscere il venerdi sera. Il sabato, o dormi, o lavori. Ma pensi anche che hai ancora la domenica e poi rincominci con il solito tran tran. La domenica è troppo soggettiva. L'essere umano si assomiglia, è stereotipato, ma non di domenica. Oggi è mercoledi. Il centro della settimana. Il lavoro gratifica, le energie sono all'apice. A me piace il mercoledi. Forse perchè è dedicato a Mercurio, il mio dio preferito. Faceva scherzi a tutti, viveva la sua vita eterna divertendosi e fregandosene di qualsiasi cosa. Sapeva prendersi in giro. Quindi, oggi è mercoledi. Non fa troppo caldo, ma neanche troppo freddo. Tutto va bene. Mercoledi, appunto. Un mercoledi da leoni. Grrr.

Campo magnetico


Ho visto una rom. Era giovane, con i vestiti colorati. Sembrava un arcobaleno in movimento. Aveva 4 bimbi. 2 femmine e 1 maschio, il più piccolo non saprei dire. Se ne stava seduta sul marciapiede. Elemosinava. Aveva un cartello in mano. C'era scritto che era affamata. Implorava, sia con la voce, sia con lo sguardo. Anche con le mani. Quando passava qualcuno, lo tirava per la giacca. O per la gonna. I suoi bimbi piangevano. Tremavano tutti e 5 per il freddo. Io mi sono fermato e li ho fissati per un pò. Sembravano in una campana di vetro. O dentro ad un campo magnetico. Nessuno li considerava. La gente, i passanti, i ciclisti. Tutti gli giravano al largo. I pochi che erano costretti a passar loro vivini erano infastiditi. E lo manifestavano. Anche a parole. Li ho guardati per più di un'ora. Finchè il sole è calato. Allora mi sono avvicinato e ho chiesto alla rom se potevo offrirle un thè caldo. Non mi ha neanche risposto. E se n'è andata borbottando qualcosa nella sua strana lingua. Sono tornato a casa. Con il gelo e il buio nel cuore per la vita che viviamo. Constatando come la specie umana sia in declino. Ma, mentre stavo aprendo il portone, ho sentito una voce roca che mi chiamava. Era lei, la rom. Si è scusata con me per non avermi risposto prima. Ha detto che lo ha fatto per non crearmi problemi. Le ho dato dei soldi, ma non li ha voluti. Ha preteso di leggermi la mano e io, divertito, ho accettato. Bè, ero anche un pò spaventato. Lei mi ha preso la sinistra e l'ha fissata. A lungo. Intanto, è calato il buio. Dopo avermi stretto forte il palmo, la rom è sparita. Nel nulla. Senza dirmi nulla. Il mattino dopo, davanti a casa, c'era un cartello. Era per me, da parte della rom. Mi aveva scritto di sorridere, perchè nella vita c'è sempre qualche persona migliore della media. E che se la trovi, devi tenertela stretta. Prlava della mia lei. Perchè la mia lei, è sopra alla media.

lunedì 15 marzo 2010

Gli occhi della tigre


Oggi sono triste. E dire che è stata una bella giornata. Una di quelle giornate che le inizi già bene. Scendi dal letto con il sorriso. appena sei in piedi non hai neanche più sonno. Ti vesti e vai al lavoro di buonumore. Sali in macchina, accendi la radio e parte subito la tua canzone preferita. I semafori sono tutti verdi e c'è anche poco traffico. Anche al lavoro va tutto bene. Sei attivo. produci, senza sforzo. In un attimo arriva l'ora della pausa e non sei neanche stanco. Al pomeriggio continui a lavorare con profitto. Non ti viene neppure la classica botta di sonno post-pranzo. e quando finisci di lavorare c'è ancora il sole. E' grasso e arancione. Ma scalda. Eppure... Eppure i combattimenti nella striscia di Gaza continuano. Eppure gli americani si ostinano a rimanere, con i loro soldati, in Iraq e in Afghanistan. Eppure i nostri politici si calunniano a vicenda, promettendoci mari e monti a spese loro, ma intanto continuano a non pagare le tasse e a girare con le auto blu. eppure c'è sempre qualcuno che uccide qualcun altro perchè non è in grado di rispettarne le scelte. O le idee. O la vita. Oggi, uscito dal lavoro, ho visto una signora. Anziana, capelli ricci bianchissimi e occhiali spessi. Camminava, anzi zoppicava faticosamente, reggendosi ad un bastone. Un bel bastone scuro. Doveva attraversare la strada, ma era in difficoltà. Le ho chiesto se aveva bisogno di aiuto. L'ho chiesto gentilmente, con premura. Da persona educata. Lei, l'anziana signora, mi ha scacciato in malo modo. Agitandomi il bastone davanti al naso. Minacciandomi a parole. Fissandomi, per intimorirmi, con gli occhi della tigre. Implorandomi, implicitamente, di non farle del male. Io ho chiesto scusa e l'ho lasciata sulle strisce pedonali, ad affrontare la traversata. Sono tornato a casa. Negli occhi, la tristezza, lo sgomento e l'incredulità per questo mondo. questo mondo che ci siamo affannati a creare e ad amare. questo mondo che ora, senza scrupoli, ci divertiamo a distruggere.

90° Minuto


Sono guarito. Finalmente. Il piede è ancora un pò gonfio ma non fa troppo male. Riesco a sopportarlo. Ma non mi interessa. Mi manca troppo. Ho voglia di giocare. Con i miei compagni. La mia squadra. E poi ho un incentivo in più. Lei mi ha detto che viene a vedermi. Quindi devo fare bella figura. Faccio un bel riscaldamento. Sono pronto. Indosso la maglia ed entro in campo. Fiiii, e la partita inizia. Neanche 5 minuti, e ho una grande opportunità. La sfrutto. Tiro e segno. Non un gran goal, ma sempre goal. Non esulto molto, e non la cerco sulle tribune. Sono troppo preso dal gioco. E gioco bene, benissimo. Dribblo come Ibrahimovic, slalomeggio come Cristiano Ronaldo. Metto ordine in mezzo al campo con l'eleganza di Xavi ma sono duro e deciso nei contrasti come Ferdinand. Sembro un fenomeno. Alla fine del primo tempo la cerco e la vedo sulle tribune. E' infreddolita. E' bellissima. Mi sorride e mi manda un bacio. Mi manda anche in tilt. Nella ripresa non ne azzecco una. In più mi fa di nuovo male il piede. Perdiamo 2 a 1. Finita la partita, vado a salutarla. Almeno, mi dico, ho segnato. Ma lei non ha visto il goal. E' arrivata tardi. Sono un pò mortificato. Però lei mi guarda negli occhi e mi sorride. Mi abbraccia e mi da un bacio, anche se sono tutto sudato. Poi va via. Io torno negli spogliatoi per farmi la doccia. Sotto l'acqua calda penso alla partita. Ripercorro le varie fasi. Abbiamo giocato bene ma siamo stati sconfitti. Com'è che dicevano? Sfortunato al gioco, fortunato in amore? Respiro di sollievo. Ora sono felice. Di aver perso.

Tartaruga ninja


Quando una persona esce dal lavoro è stanca. Quindi, nel momento in cui torna a casa, è affamata. Io non ho un buon rapporto con il cibo. Molto conflittuale. Ora va meglio, comunque. Anche se è stata dura. Durissima. Fin da piccolo, sono stato un bambino obeso. Una volta mia nonna ha litigato per me. Cara nonna. Crescendo, il cibo è sempre stato un amico. Fedelissimo. Poteva anche mancarmi tutto, ma dovevo avere e vedere le cose che mi piacevano nel frigo. E non era un problema per me essere grasso. Solo che, quando entri nell'adolescenza, diventa un dramma. Le ragazze non ti guardano. Tu sei gentile, le tratti bene, però sei bollato. Sei un ciccione. Il ciccione. Sceglieranno sempre un coglione che le prende a pesci in faccia. Ma è magro. é fico. Ha la tartaruga ninja che si vede sullo stomaco. E la mette in mostra. Se superi indenne l'adolescenza, le cose un pochino migliorano. Ma poco, per lo meno. Poi, un giorno, dico basta. Ma basta sul serio. E mi metto a dieta. Si, ma come faccio a dimagrire? Semplice, non mangio più. E non bevo più. Dimagrisco, a ritmi vertiginosi. Sono euforico. Tutti mi fanno i complimenti, le donne mi guardano e mi desiderano. E io penso di essere felice. Ma non è vero. Sono depresso. mi guardo allo specchio e mi conto le costole. Ho un colorito giallastro. Ho sempre freddo e mi gira la testa. Passo le notti a fissare il soffitto. Allora capisco che non sto bene. E, piano piano, mi riprendo. Da solo, con le mie forze. Posso farcela da solo. E ce la faccio. Ora sto bene, benissimo. E torno dal lavoro. Stanco e affamato. Mi arriva un sms. E' lei, che mi chiede cosa voglio per cena. Minestrone, le rispondo. Ma solo se lo cuciniamo insieme. Il minestrone sa di passato, di natura, di vita. E' buonissimo. Se lo cucini con la persona che ami, ancora di più. Provare per credere.

domenica 14 marzo 2010

La notte delle streghe


E' notte. La notte delle streghe e dei fantasmi. Infatti ho paura. Ma non dei mostri. Ho paura di me stesso e del futuro. Del futuro che sarà. Perchè questa notte è importante. Fondamentale. Salgo le scale. La vernice beige delle scale non mi tranquillizza. Ma lei, un pò si. Quando sorride mi sento più sicuro. Quando le sorrido mi sento più sereno. Ma l'angoscia, appena si gira e mi lascia solo, risale. Come una marea. Ma poi lei torna. Torna su un veliero. Mi porta in acque scure e profonde. Ma tiene il timone con la sua mano ferma. E dolce. La notte delle streghe e dei fantasmi prosegue, è ormai all'apice. Ma noi siamo già nella nostra notte. Quella dei sogni.

sabato 13 marzo 2010

Uva scura e Biancospino


Stasera siamo insieme. Beviamo un bicchiere di vino e mangiamo biscotti. Torcetti per me e krumiri per lei. Non l'ho mai vista mangiare. Non l'ho mai vista fare un sacco di cose. Allora la guardo. Lei mangia e parla. E ride. Ride tanto. Anche io rido. Ci confrontiamo su tutto. E scopriamo di avere tante idee in comune. Lei smette di parlare e mi guarda. Anche io la guardo. In silenzio. Acoltiamo e annusiamo il nostro silenzio. Suona leggero e cristallino. Profuma di uva scura e biancospino. Il silenzio si allunga. Forse è il nostro primo momento di intimità. Solo che è di nuovo tardi. Troppo tardi. Allora la accompagno a casa. Mentre guido, però, non la guardo. Lo fa lei, per tutti e due. Nella penombra, sento il suo sguardo che ci avvolge. E io rallento, mi ci crogiolo dentro. Arrivati sotto casa, lei mi saluta. E mentre si gira, io le rubo un bacio. E un altro. E un altro ancora. Ora ci guardiamo. Il respiro è più corto e le labbra più rosse. Ma ci fermiamo. Scendo e l'accompagno al portone. Ancora un bacio ed è sparita. Allora sparisco anche io. A casa, spengo tutte le luci. Mi siedo davanti alla luna d'ottobre sulla sedia a dondolo. Ce l'ho da quando sono nato. Penso a tante cose. Ma soprattutto, penso che nulla accade prima di essere stato un sogno. Bè, mi dico, per fortuna la notte prima ho dormito.

venerdì 12 marzo 2010

Sms o non sms?


Decido di uscire. Da solo, e allora? Tanto i miei amici sono tutti con le donne, e io non ho voglia di farmi presentare l'ennesima amica. Che quando te lo dicono ti fanno già il film. La spacciano come la donna della tua vita. E poi scopri che con te non c'entra niente.Quindi sto da solo, oggi. A lei, non ci penso. Ma forse un pò si. E le scrivo un sms. Che è una cosa angosciante, va fatta ragionando. Però non ho voglia di paranoie. Ho voglia di comprarmi qualcosa di nuovo. Arrivo al centro commerciale, giro un pò, e alla fine lo vedo. Uno splendido telo da bagno, nero come la notte. Nero che più nero non si può. E' mio. Sono felice, ma anche un pò triste. Lei non risponde. Sono passate più di 5 ore dal mio sms. Vado a casa abbacchiato.Anche l'asciugamano non mi piace più. Poi, all'improvviso, mi accorgo di essere al limite. Al punto di rottura. E mi incazzo. Basta, mi dico, le scrivo di nuovo. 2 parole, ma d'effetto. E lei risponde. Andiamo avanti per un pò, ma è snervante l'attesa tra un sms e l'altro. E si è fatto pure tardi. Tardi? Ecchissenefrega. La chiamo. Parliamo per più di un'ora. Parliamo così tanto che mi arrostisco l'orecchio e mi brucia la gola.Ridiamo così tanto che ho un crampo alla mascella. Ma il cuore batte. E dall'altra parte del filo sento un tum-ta-tum simile al mio. Poi ci salutiamo e stacchiamo. Ho l'orecchio bollente, la voce rauca e mi fa male il polso per quanto ho tenuto il telefono in mano. Ma ho di nuovo voglia di vita. Domani è un altro giorno, diceva Rossella O'hara. Ma oggi è stato bellissimo. Lo dico io.

Sunday Morning


Domenica mattina.
Una giornata come le altre, forse.Ma a volte no. La domenica puoi fare tutto. Ti riposi e dormi. Oppure ti svegli presto e corri. Come il leone e la gazzella. Io di solito non dormo molto. Quando mi sveglio non ho mai fame di cibo. Di musica si. E non devi mai sbagliare cd la domenica mattina, o ti rovinerà la giornata. Quindi apro gli occhi e ascolto Seal, "Kissing from a rose". E' un'ottima sveglia. Poi mi vesto, 2 grattini al cane, e decido che il caffè vado a berlo in città. La città, di domenica mattina, è diversa. Più bella. Più lenta. Scambio 2 chiacchiere con gli anziani e sorrido ai bimbi. Però la sento. Sento la mancanza di qualcosa accanto a me. O forse di qualcuno. Qualcuno che magari sta ancora dormendo. Il sedile della macchina, vuoto, me lo ricorda ancora meglio del mio cuore.Ma poi, a casa, non ci penso più. C'è il pranzo della domenica, ci sono gli zii che litigano, mia mamma che sposta tutto, mio papà che non si scompone e continua a guardare sky sport 24 come se niente fosse. E mia nonna, che no fa altro che dirmi di mangiare e di non metermi più i jeans a vita bassa.Ma è domenica mattina, ancora. Salgo e allo stereo metto i K-os, "Sunday Morning". E li ascolto, mentre cantano che tutti i giorni sono come dei sabato sera. Ma loro aspettano la domenica mattina, anche se poi li intristisce. Come faccio io. Come succede a me.

giovedì 11 marzo 2010

L'imbuto


Dico sempre di essere un tipo sicuro. Bè, di cazzate se ne dicono...il vero problema non è quanto pensi di essere sicuro,ma come lo dimostri.
Quando mi viene incontro per presentarsi, sperimento per la prma volta la vista ad imbuto. Il campo visivo attorno a me si stringe, fin quasi a sparire. C'è solo lei. Che avanza verso di me. Mi sorride...e inciampa. Uno dovrebbe pensare che forse è un segno del destino. Ma poi ci stringiamo la mano. E ci fissiamo negli occhi. E in quell'istante sento fare clic, dentro di me.
Entriamo nel locale. Beviamo e ci conosciamo. Piano piano,un sorriso, forse un pò aiutato da una birra, si forma sulle nostre labbra. Solo che è tardi. Molto tardi. In quel momento,con una frase, lei spezza le mie mura. La porto a casa. Guido nella notte fresca. La voce,come la musica,si abbassa. Ancora 2 parole,e poi altre 2. Lei mi saluta e scende. E io,schiavo delle buone ed antiche maniere, aspetto di vederla entrare nel portone. Sana e salva. Sospiro e riparto verso casa. Ma torna la vista ad imbuto. Allora mi fermo, scendo dalla macchina e sorrido alla luna. Finalmente.

mercoledì 10 marzo 2010

Maledetto telefono


Inizia tutto un sabato sera d'ottobre.

Dopo una cena un pò così.Torno a casa confortato dalla notizia della vittoria della mia squadra. Oltre alla pesantezza da agnolotto, mi girano perchè il telefono non prende. Che poi, a raccontarlo,fa anche ridere. Il mio cellulare è l'unico quadriband che in edifici con soffitti troppo alti non va. Di solito non mi dispiace,ma questa sera lo guardo.Eccome, se lo guardo.Sembro un cane che punta l'osso. Lo fisso intensamente mormorando un mantra che più mantra non si può.Ma niente,non funziona.La tecnologia,si sa,non guarda in faccia a nessuno. Il fatto è che,causa stupido infortunio,non sono andato a giocare.Sono rimasto a casa.Di venerdì sera.Che poi è bellissimo stare a casa quando tutti sono in giro.Si sta un pò con sè stessi. Cazzeggio su internet.Dai,mi dico,vediamo quanta gente sta a casa di venerdì sera.Poca, in verità.E poi,per essere sinceri,internet per parlare con la gente non è il massimo.All'improvviso,dal buio,una luce.Tra tante domande banali,finalmente una diversa.Vera,che sa di vita.E ci si scambia battute,idee,anche complimenti.Ma dietro uno schermo non siamo niente.Neanche l'avatar di noi stessi.Approdiamo allo scambio dei telefoni.
E arriviamo a sabato.
Mentre torno a casa pieno di agnolotti mi faccio cullare da Lenny Kravitz."Heaven Help".Però un aiuto non ti arriva se non lo cerchi.Allora scrivo.E lei risponde.Vediamoci.Mi cambio e riparto.Stavolta,mentre guido,pompo i Limp Bizkit,"Rollin".
Solo che,al posto di rotolare,l'ansia sale.Allora cambio disco.
E poi arrivo.La vedo.E cambio io.