mercoledì 1 dicembre 2010

Libanese il Re


" ...allora ci vediamo alle 22. A dopo, Dandi." Il Libanese chiuse la telefonata e si abbandonò sul divano. Era sorpreso. Ultimamente, con il Dandi non filava tutto liscio. Stava alzando la cresta, e lui aveva già pensato di rimetterlo al proprio posto. Lui era il capo, cazzo, e un capo che si rispetti deve tenere i propri uomini in riga. Deve spaventarli. Deve essere il più duro e il più cattivo. E il Libanese lo era. Era un malvagio bastardo, con un segreto. Un segreto che tutte le volte che ci pensava, gli mancava il fiato. Un segreto che aveva aperto una crepa nella sua anima crudele e spietata. Un segreto, da proteggere davanti a tutto e tutti.

Mentre ci pensava, la sua mano si infilò sotto la giacca di pelle, ed estrasse una foto. Contemplandola, una lacrima scese sulla guancia ruvida di barba, e rotolò fino al tavolino di vetro. Il Libanese se ne restò immobile a fissarla. Erano anni che non piangeva, e la sensazione gli piacque. Ma la scacciò in fretta. Posò la foto, e si preparò una riga di coca, per tirarsi su di morale. Dopo la tirata, si sentì meglio, più sicuro e padrone della situazione. Guardò l'ora, e si preparò per uscire. Raccolse la pistola, e avviandosi alla porta, pensava solo allo strano appuntamento con il Dandi, e al modo adatto per spaventarlo.

Davanti al palazzo, mentre saliva sulla moto, si accorse che pioveva forte. Pioveva su Roma, sulla sua Roma, sulla sua città. Il suo Impero.

"Cazzo," pensò " Devo fare il culo al mondo oltre che al Dandi, stasera; non piove su Roma se non lo dico io."


Una foto è rimasta in bilico sul divano. Mostra una ragazza bionda, gli occhi grandi e buoni. Sorride. Regge una bimba, con i capelli ricci ricci e nerissimi, e una vaga aria orientale. Dietro la foto, scritte con una calligrafia incerta e maldestra, 4 parole. Ti voglio bene, papà. La foto ondeggia, e poi, sospinta dal vento che entra dalla finestra socchiusa, vola fuori dalla finestra e cade. Cade per terra, sotto la pioggia battente, come il Libanese.

E' il 13 settembre 1980. Il Re è caduto, ha perso, è morto. Roma non sarà mai più la stessa.

lunedì 25 ottobre 2010

No Alpitour? Ahi ahi ahi...


Ultimamente, se guardi un tg, la notizia più gettonata è quella dell'omicidio di Avetrana. Si tratta di una ragazzina di 15-16 anni che è stata ammazzata, pare, dallo zio. Il peggio è che sembra sia coinvolta anche la cugina, di poco più grande. Ora. Già questa è una storiaccia, poichè la ragazza morta è molto giovane, è stata ammazzata in modo brutale, e inoltre l'assassino è un parente molto stretto. Se già questo non bastasse, pare che ci sia un retrogusto nella storia, fatto di abusi e molestie sessuali, più o meno riuscite, mischiati all'evidente arretratezza delle persone coinvolte. Dopo tutto questo marcio, a rendere più penosa la vicenda, ora spunta l'ombra del turismo dell'orrore. Ma che cazzo è? Ma è uno scherzo? Abbiamo il turismo di massa, quello di nicchia, quello di alta o bassa stagione, quello fai da te, quello organizzato, quello selvaggio, quello a 5 stelle...ma non bastano? Ma che razza di persona può voler andare a vedere il garage dove è morta questa ragazza, e farsi fare la foto li davanti tutto sorridente, come se fosse ad una festa? Foto che poi sicuramente finirà online, con la didascalia " Io c'ero!!!". Manca solo che qualcuno faccia le magliette con l'effige del cadavere...oops, forse è meglio non dirlo troppo forte.
Ciao Sara.

mercoledì 20 ottobre 2010

Hollywood


L'altra sera guardavamo un film. Niente di che. Classica storia americana. Lui ama lei, la conquista, la perde e, alla fine, " ...e vissero tutti felici e contenti". Io sono partito. Ma perchè, nei film di Hollywood, c'è sempre 'sto finale? Cazzo, non è giusto. La vita mica è così. Anzi. Oramai, se senti al telegiornale la notizia di qualcuno che è sparito, mica pensi che tornerà a casa. La prima cosa che ti dici è :" Eccone un altro che è stato ammazzato". E, nel 99% dei casi, ci hai preso. Dobbiamo essere realisti, gente. La vita, anzi il mondo, sono pericolosi. Siamo arrivati ad un punto tale che ormai si ha paura di tutto e tutti. Ad esempio, se per caso tamponi uno con la macchina, che ne sai che quello scende e ti da una coltellata? O ti spara? Il brutto è che non ci stupiamo più di questo. E' il mondo che ci siamo creati. E' la bicicletta che abbiamo voluto, e ora, zitti zitti, dobbiamo pedalare sulla montagna della paura e della violenza.
Quindi, cari registi di Hollywood, basta con questo cazzo di "...e vissero felici e contenti". Aprite occhi e orecchie, prendete contatto con la realtà, e fate in modo che i vostri costosissimi film le somiglino. Fate capire che è una brutta realtà, una realtà sbagliata. Fatelo. Vi prego.

martedì 12 ottobre 2010

Rassegna Stampa


Sono in ufficio. Poco movimento, stamattina. In più fa freddo, e non ho voglia di andare al bar. Quindi, su internet, leggo le pagine di quattro importanti quotidiani.

La Repubblica:
Roma, donna in coma per un pugno; lite nella fila per il biglietto della metro.

Corriere della sera:
Bombe sugli aerei, si Nato. Oggi funerale degli alpini.

Il Giornale:
Cile, all'alba di domani i minatori rivedono la luce. Lite su chi esce per ultimo.

Libero:
L'UE all'Italia. fate pagare l'ICI al Vaticano.
***
Ma dico io. Siamo nel 2010. Siamo andati sulla Luna, tra poco andremo su Marte. Ma come cazzo si fa a litigare per la fila? Se sei arrivato dopo, aspetti.
Poi. Sosteniamo di essere civili, e cosa vogliamo fare? Armare gli aerei. Già siamo a casa di questa povera gente, e non sappiamo neanche il perchè.Vorrei vedere se l'italia fosse invasa dai talebani cosa faremmo noi.
E ancora, in Cile.
Ma questi disgraziati, al posto di essere contenti che finalmente usciranno da questo buco di merda, devono litigare? Ma sorridi, che la vita è breve.
E ultimo, l'ICI del Vaticano. Io qui mi astengo dal commentare, perchè in ogni caso se vedo dei preti, vedo del marcio. Dico solo che, con tutti i soldi che ha, prima di pagare l'ICI il Vaticano potrebbe aiutare chi ne ha davvero bisogno.
E che cazzo. Chiedo scusa per lo sfogo. Ma quando ci vuole, ci vuole.

sabato 9 ottobre 2010

L'ora del cuoco


Quando vivevo con i miei, io in casa non facevo niente. Un pò per pigrizia, un pò perchè sapevo che comunque l'avrebbe fatto mia mamma, un pò perchè a casa non c'ero mai. Non facevo niente dunque, ma non sapevo neanche fare niente.
Quando ho iniziato a vivere con lei, ho dovuto imparare. In fretta. Sono partito dalle cose più semplici, tipo spolverare, per passare a quelle più complicate, quelle cose che se non le fai bene subito ti tocca poi rifarle, tipo lavare piatti, pavimenti, fare il letto...
Da una settimana a questa parte, ho abbattuto anche l'ultima frontiera: ho deciso di cucinare. La prima volta è capitato un pò per caso...lei tornava tardi, in casa non c'era niente di pronto, e così io le ho fatto una frittata. Ammetto che mentre la mangiava io stavo con il telefono in mano pronto a chiamare il 118, ma è andata bene. Qualche giorno dopo, ho preparato un dolce di pastasfoglia con la crema e il cioccolato, e modestia a parte, era davvero buono. Venerdi invece ho voluto esagerare, e ho cucinato tutta la cena. Devo dire che è piacevole ed appagante, ma soprattutto liberatorio. Mi svuota la mente, mi permette per un'ora di non pensare a tutti quei problemi quotidiani che ha la gente comune, quella che guadagna cifre normali e che non ha alle spalle i genitori sempre pronti ad aiutare. Concentrarsi sugli ingredienti, pensare a come amalgamarli, immaginare come si mischieranno i vari sapori e stare ad osservare mentre si cuociono nel forno è qualcosa che sa un pò di magia, mi fa sentire come un genitore che segue l'evolversi e il compimento della propria creatura...

*******
Il mondo, adesso, non è bello. Stamattina altri 4 soldati italiani sono morti in Afghanistan, per motivi e cause che forse sia loro che noi non sapremo mai. Le persone sono dominate dalla voglia di potere. Non siamo neanche più liberi di sbagliare e di fare le nostre scelte, perchè ci sarà subito qualcuno pronto a dare consigli o a decretare sentenze non disinteressate, ma soprattutto non richieste.
Io di questo sono cosciente. Pienamente. E allora cucino. Per non pensarci troppo. E per sentirmi un pò meglio. Anche solo per un'ora.


mercoledì 6 ottobre 2010

Classifiche


Ormai viviamo in un mondo dominato dalla voglia di primeggiare. In qualsiasi settore c'è qualcuno o qualcosa che viene etichettato come il più bello o il più bravo o il più utile...oltre ad essere stereotipati, siamo costantemente classificati.

A me la cosa importa relativamente, ma vista la moda, per una volta non mi va di fare il "diverso", quindi ho deciso di stilare le mie personali classifiche. Ne farò tre, per ora...

Classifica delle 3 cose più inutili:
1- L'ipad ( se qualcuno sa a cosa serve, è pregato vivamente di dirmelo).
2- Il decoder ( la sua funzione rimane un mistero, soprattutto perchè per oltre 40 anni siamo andati benissimo senza...già mi immagino mia nonna quando dovrà usarlo).
3- Facebook ( qui in molti avranno da ridire, ma per me è inutile oltreche dannoso, dato che priva la gente del contatto umano).

Classifica delle 3 cose più belle che ho visto:
1- Il sorriso della Muffin Pat la sera che l'ho conosciuta ( il sorriso che mi ha fatto quando, dopo essermi venuta incontro per presentarsi, è inciampata e io l'ho afferrata al volo).
2- I due anziani che ho visto stamattina andando in ufficio ( camminavano tenendosi per mano, e ad un certo punto lei ha accarezzato lui e lo ha baciato sulla fronte).
3- In montagna, il levarsi del sole subito dopo un temporale ( impagabile, vale la pena di stare almeno un mese ai monti pur di non perderselo).

Classifica delle 3 cose più brutte che ho visto:
1- Il viso sconvolto della Muffin a gennaio, quando l'ho investita con il mio personale tsunami.
2- La disperazione delle vittime del vero tsunami ( se avessi potuto, sarei andato io stesso ad aiutare).
3- Gli occhi di una persona quando apprende una notizia spiacevole ( la fine di un sogno, la morte di un parente...se me ne accorgo dallo sguardo di qualcuno, sto quasi peggio io).

Per ora mi fermo qui, perchè anche se non sembra, mi è difficile scrivere di questi argomenti. Ma io non demordo. E ci riproverò. Sicuro.

giovedì 30 settembre 2010

Palla di cannone


C'è ancora un po' del tuo sapore nella mia bocca
Cè ancora un pezzetto di te allacciato al mio dubbio
E' ancora un po' difficile dire cosa stia succedendo
C'è ancora un po' del tuo fantasma, la testimonianza di te
C'è ancora una piccola parte del tuo viso che non ho baciato
Tu ti avvicini un po' di più a me ogni giorno che passa
E non riesco ancora a capire cosa stia succedendo

Le pietre mi hanno insegnato a volare
L'amore mi ha insegnato a mentire
La vita mi ha insegnato a morire
Quindi non è difficile cadere
quando tu fluttui come una palla di cannone

C'è ancora un po' della tua canzone nel mio orecchio
Ci sono ancora un po' di parole che desidero sentire da te
Tu ti avvicini un po' di più a me
così vicino che non capisco cosa stia succedendo

Le pietre mi hanno insegnato a volare
L'amore mi ha insegnato a piangere
Quindi avanti coraggio,
insegnami a essere timido
Perchè non è difficile cadere
Non è difficile rialzarsi
Non è difficile crescere
Quando sei consapevole di non sapere.

On the road




Stamattina non ho lavorato. Sarei dovuto andare nel pomeriggio. Quindi, solita mattina di svago. Mi sveglio accompagnato dal miagolio dei gatti. La Muffin fa finta di niente e continua a dormire. Allora, mi alzo e li sfamo. Poi porto la colazione anche a lei. Quando esce, mi alzo e giro per casa. Ora i gatti dormono, e io sono tentato di svegliarli per vedere se anche loro porteranno la colazione a me. Ma lascio perdere. Alle 10.30 doccia, poi esco per un caffè con lei. Tornato a casa, ricompongo il letto. All'improvviso suona il telefono. Mi convocano per un colloquio a Torino. Sono in viaggio, ora. Da solo. In treno. Provo una sensazione che neanche mi ricordavo. Di ansia, ma anche di scoperta. Trepido nell'attesa di arrivare, ma vorrei anche che il viaggio non finisse mai. Guardo scorrere il paesaggio e le case fuori dal finestrino. Mi diverto ad immaginare le persone che le abitano. La loro vita, i loro sogni. Le loro storie. Dietro ad ognuna di quelle porte sconosciute si apre un mondo. Bello. O forse brutto. Comunque nuovo, e a me estraneo. Ma oggi ho voglia di pensare che tutti quei fantasmi che mi sto immaginando abbiano delle vite e dei pensieri felici. Oggi, sono felice anche io. Perchè mi butto tutto alle spalle, mentre sono in viaggio. Sorrido al mio riflesso, mentre sto seduto. Sul treno. Che viaggia veloce. Viaggia.

( Questo post viene pubblicato questa mattina, ma è stato scritto mercoledi 28 / 09.
Ovviamente sul treno.)

martedì 14 settembre 2010

Lei


Lei sembra vestita di me
stesa attraverso la mia vergogna
tutto il tormento e il dolore
penetrano e mi ricoprono
farei qualsiasi cosa a me stesso
solo per averla per me
ora non so cosa fare
non so cosa fare
quando mi rende triste
Lei è tutto per me
il sogno non corrisposto
una canzone che nessuno canta
l'irraggiungibile
lei è un mito a cui devo credere
tutto quello di cui ho bisogno per renderlo vero è un'altro motivo
non so cosa fare
quando mi rende triste
ma non lascerò che questo cresca dentro di me
lo ricaccio in gola
soffoco
fatto a pezzi
non lo farò,no, non voglio esserlo
ma non lascerò che questo cresca dentro di me
lei non è vera
non posso renderla vera

domenica 5 settembre 2010

Zoo


Le sbarre degli zoo
servono a proteggerci dagli animali
o c'è un'altra ragione?



I bambini erano sempre buonissimi, durante il mese di agosto. Specialmente all'avvicinarsi del ventitreesimo giorno: era appunto quello il giorno in cui la grande astronave che trasportava lo Zoo Interplanetario del professor Martin atterrava per la sua annuale visita nella città di Alessandria. L'avvenimento richiamava grandi folle; fin dallo spuntare del sole si formavano grandi file di adulti e bambini, ad aspettare l'arrivo dell'astronave.

Ogni anno, puntualmente, il professor Martin esibiva nuove creature, delle razze più strane e inaspettate: che cosa avrebbe portato questa volta?

In passato si erano visti le creature a tre zampre provenienti da Venere, o gli altissimi e filiformi uomini di Marte, o altri esseri anoca più straordinari, provenienti da punti remoti della galassia.

***

L'astronave comparve, rotonda e scintillante, nel cielo alessandrino, e lentamente calò sulla piazza al centro della città; dopo un lungo minuto di attesa, nel silenzio più assoluto, si sollevarono i portelloni laterali, per mostrare la fila di gabbie.

Dietro le sbarre, s'intravedevano dei bizzarri esseri di una razza selvaggia; piccoli animali simili a cavalli, che si muovevano a scatti, e continuavano a lanciarsi richiami con voci acute. I cittadini, si assieparono intorno alla cassa, dove l'equipaggio provvide rapidamente a raccogliere i soldi del biglietto, e poco dopo comparve il professor Martin in persona, col suo mantello rosso e il cappello a cilindro.

- Signori e signore terrestri!- esclamò nel microfono, -Quest'anno, potrete ammirare uno spettacolo davvero eccezionale: i rarissimi, semi-sconosciuti ragnicavalli di Kan, portati a voi a prezzo di enormi pericoli, per milioni di chilometri attraverso lo spazio. Guardateli, studiateli, fotografateli, ma fate in fretta perchè la mia astronave si fermerà per sole sei ore!-. E lentamente, la folla si avvicinò e prese a sfilare davanti alle gabbie; il pubblico era affascinato da queste straordinarie creature, che assomigliavano a cavalli, ma si arrampicavano e correvano lungo le sbarre come dei ragni.

Andò avanti così per sei ore, finchè quasi diecimila persone riuscirono a sfilare davanti alle gabbie poste lungo le fiancate dell'astronave. Poi, scoccato il limite di tempo, il professor Martin uscì col suo microfono in mano.

-Ora dobbiamo andare, ma torneremo fra un anno esatto; e se lo Zoo vi è piaciuto, contattate i vostri amici delle altre città: domani saremo a Milano, poi Firenze, Roma e Rosolini. E poi salperemo per altri mondi ancora!!-.

Li salutò con un cordiale arrivederci, e mentre l'astronave decollava, i cittadini di Alessandria convennero che quell'anno lo Zoo era stato il migliore in assoluto...

***

Circa due mesi e tre pianeti più tardi, l'astronave del professor Martin atterrò infine tra le familiari e frastagliate rocce nere di Kan; ad uno ad uno, i ragnicavalli sgusciarono veloci dalle gabbie, col professore fermo davanti all'uscita a pronunciare brevi parole di saluto e ringraziamento.

Poi tutti schizzarono veloci in direzioni diverse, per raggiungere le loro case tra le rocce.

In una di queste, la creatura-lei fu ben felice di vedere il ritorno del suo compagno e del figlioletto. Mormorando un festoso saluto in uno strano linguaggio, corse ad abbracciarli.

-Quanto tempo!- esclamò. -Allora, è stato bello?-.

E la creatura-lui annuì -Magnifico! Specialmente il piccolino si è divertito un sacco! Abbiamo visitato otto mondi, e visto molte cose-.

Il piccolo galoppò tutto allegro nella caverna, inerpicandosi sulle pareti :-Nel posto chiamto Terra è stato meglio di tutti! Le creature che ci abitano portano degli indumenti sulla pelle, e camminano su due zampe-.

-Ma non era pericoloso?- chiese la creatura-lei. -No- rispose il compagno, -Ci sono delle sbarre robuste, per proteggerci da loro. E poi rimaniamo sempre all'interno dell'astronave. La prossima volta devi venire anche tu, cara! E' un viaggio che li vale tutti, i venti Caas che costa!-

-Oh si!- annuì il piccolo. -E' stato il migliore Zoo che abbia mai visto...

martedì 31 agosto 2010

La figlia del vento


Ed è così
proprio come tu hai detto che sarebbe stato
la vita è facile per me
la maggior parte del tempo
ed è così
la storia più corta. Niente amore nè gloria
niente eroe nei suoi cieli
Ed è così
proprio come tu hai detto che sarebbe stato
dimenticheremo entrambi la brezza
la maggior parte del tempo
ed è così
l'acqua più fredda, la figlia del vento
alla quale non posso levare gli occhi di dosso
Ti ho detto che ti disprezzo?
Ti ho detto che voglio lasciarmi tutto alle spalle?
Ma non posso smettere di pensare alla figlia del vento...
fino a quando non troverà qualcun altro.

venerdì 20 agosto 2010

7


La vita dell'essere umano ha uno svolgimento monotono. Persone famose, persone normali, persono povere...tutti, nessuno escluso, nascono, vivono e muoiono. E' uguale per tutti, checchè se ne dica. La vita è fatta di cose ripetitive. Anche la mia. Ci sono molte cose che si ripetono, nella mia vita. Una di queste, la più ripetitiva, è il numero 7. E' il mio numero, da sempre. Lo trovo ovunque, su biglietti, scontrini, nelle case, nel numero telefonico...
Il 7 mi appartiene. A me piace, lo sento mio. Naturalmente per 7 motivi. I seguenti.
- Sia il mio nome sia il mio cognome hanno entrambi 7 lettere.
- Sono nato nel 7° mese dell'anno.
- E' il numero mistico per eccellenza, il numero più potente nella kabbalah e nella magia, e sinceramente, in questa vita grama, l'unica cosa che ci fa sognare credo che sia solo la magia.
- 7 sono i mesi che ho passato da solo prima di conoscere la donna con cui vivo adesso.
- Quando gioco a calcio, il 7 è il numero che devo indossare per giocare bene e segnare.
- 7 sono le persone della mia famiglia, quelle che mi conoscono da sempre e di cui so che posso fidarmi ad occhi chiusi.
- 7 sono i minuti che ci vogliono a fare un eccellente caffè.
A proposito: 6:58, 6:59...Bolle esattamente allo scoccare del 7° minuto. Lo bevo. Ed è perfetto, come il 7.

lunedì 16 agosto 2010

3 Desideri


Nessuno diceva mai che Laura era simpatica. Non era quella la parola che veniva usata. Era intelligente, e anche spiritosa. Laura era soprattutto crudele. Sua madre, quando ci pensava, sperava che sarebbe cambiata, crescendo. A suo padre, invece, importavano solo i suoi bei voti.

Era stata Laura, quando frequentava la terza media, a battezzare col nomignolo di "Contaminazione" una nuova compagna di classe, timida e miope, ed era stata anche la prima a fingere che qualsiasi cosa o persona toccata dalla nuova compagna dovesse essere pulita, disinfettata o evitata. E la scuola superiore non aveva fatto altro che fornire a Laura maggiori spunti per esercitare il suo talento.

La cosa più sorprendente di Laura era il suo potere; la gente diffidava di lei, ma non faceva nulla per evitarla. Era sempre ammessa nel giro, sempre al centro dell'attenzione. Chi l'avesse vista, bella e vivace, in kmezzo ad un gruppo di studenti, non avrebbe potuto che pensare " Ecco una leader nata".

***

Quella mattina,Laura era uscita presto, diretta a scuola. Voleva studiare da sola in un posticino tranquillo che si era riservata, perchè aveva un importante compito in classe di greco, e non era preparata. Quel voto le importava; e così Laura si diresse a scuola da sola, programmando i suoi studi. Di solito non prestava molta attenzione alla natura intorno a lei, e per poco non calpestò una bellissima tartaruga che stava attraversando il marciapiede.

"Bleah! Che animale schifoso! pensò Laura, e si fermò. Una cosa era non voler pestare la tartaruga per caso, ma ora Laura alzò il piede per schiacciarla di proposito.

- No, per favore!- disse la tartaruga.

- E perchè no?- disse Laura, di rimando.

- Ti esaudirò tre desideri- rispose dolcemente la tartaruga.

- D'accordo- disse Laura. - Il mio primo desiderio è che i miei prossimi...- esitò per una frazione di secondo - ...che i miei prossimi mille desideri si avverino.- sorrise trionfante, e aprì la borsa per estrarre un bloc-notes e una matita, in modo di prendere appunti.

Laura era sicura di aver sentito la tartaruga dire "Che ragazza intelligente!" mentre si metteva al sicuro su uno strato di edera accanto al marciapiede.

***

Percorrendo il resto della strada, Laura si mise a trastullarsi con una serie di bellissime idee. Si sarebbe procurata dei vestiti stupendi. " Desiderio numero due: voglio sempre essere vestita alla perfezione." E subito il desiderio fu esaudito. In effetti, il suo nuovo abbigliamento non era molto diverso, ma ciò significava che aveva soltanto buon gusto.

Dopo aver riflettuto ancora un pò, scrisse: " Desiderio numero tre: vorrei avere il piercing all'ombelico." Suo padre non le aveva mai permesso di farsi un piercing, ma ora era riuscita ad averlo ugualmente. Si toccò con la mano i nuovi vestiti, e scosse la bellissima capigliatura, deliziata. " Posso avere tutto ciò che voglio: lo stereo, l'Iphone, la macchina...tutto! Tutta la mia vita!" E strinse a sè la borsa, inebriata.

Prima di arrivare a scuola, Laura era quasi diventata altruista, avrebbe potuto persino chiedere la pace nel mondo. Poi si disse :" Possibile che la tartaruga sia così potente?" Si toccò il piercing, guardò la camicetta, i jeans firmati, le scarpe: tutto perfetto. "Potrei rendere belle le persone brutte, guarire gli storpi...". Si fermò. L'ondata di altruismo era già esaurita. "Potrei farla pagare alla gente che se lo merita!" Laura guardò la scuola e tutti i compagni. Sentiva di avere in pugno un potere immenso. Salì le scale affollate, fino a raggiungere l'atrio della scuola. Laura poteva essere dolce e sapeva essere spiritosa. Poteva... In quel momento, suonò la campanella. Laura entrò in classe e si diresse verso il suo posto.

- Ehi, Laura- sussurrò Sara. - Sai quel terribile compito in classe di greco della prossima ora?- - Oh, no!- esclamò Laura con una smorfia. Un pensiero le attraversò la mente: "Quella stupida tartaruga mi ha fatto arrivare in ritardo e io mi sono dimenticata di studiare".

- Mi andrà male, lo so- gemette ad alta voce. - Vorrei essere morta.

giovedì 12 agosto 2010

Parafrasi


Oggi sono dai miei. Salgo nella mia vecchia stanza. Guardo le cose che ho lasciato qui. Dvd, libri, cd... Mentre cerco un libro, trovo la mia vecchia antologia delle medie. La sfoglio. Mi soffermo sulle pagine di epica. Leggo i vari pezzi dell'Iliade, le poesie... A fianco, scritte a matita, le parafrasi. Ma cos'è la parafrasi? Una specie di traduzione. Mi ricordo che la prof ce la faceva fare durante l'interrogazione. Io non capivo a cosa serviva, allora. Ma adesso, forse si. E' un modo per guardare le cose sotto un'altra luce. Più chiara o più scura. Più bella o più brutta. Più gentile o più violenta. E mi accorgo che tutti la facciamo, di continuo. Parafrasiamo la nostra vita. A volte per darle un senso più concreto. Per darle una direzione più precisa. Ma in fondo è inutile. La vita va presa di petto. Con tutti i suoi annessi e connessi. Ma soprattutto va vissuta il più possibile. Senza parafrasi.

domenica 1 agosto 2010

Blu


Mare. Non troppo calmo, e neanche troppo pulito. Sole. Non troppo caldo, e neanche troppo giallo. Io e lei. Lei lavora, qui al mare. Io no, ma sto qui e le faccio compagnia. La faccio sorridere quando è triste. La faccio divertire, quando è annoiata. La tengo sveglia, quando ha sonno. Oggi lei è tornata prima, dal mare, mentre io sono rimasto sulla spiaggia. Occhiali scuri, Ipod ben calcato e una marlboro rossa a farmi compagnia. Penso, mentre guardo il mare. Osservo la gente che fa il bagno e prende il sole. Famiglie, coppie giovani, coppie anziane, single... c'è di tutto, oggi al mare. E ridono tutti. Ma chissà se davvero sono felici. Forse si. Oppure, si sforzano di sembrarlo.Forse fanno finta di divertirsi, così domani, quando torneranno in ufficio, potranno dire di essere andati in spiaggia. Già le sento, quelle chiacchiere. Sono vuote, inutili. Quasi metalliche, senza eco. Sono un grido disperato, che la gente usa per far sapere al mondo di esserci. E io? Io non dirò a nessuno che sono andato al mare. Non voglio esserci per forza. Voglio sentirmi, solo quello. Allora, muovo le dita dei piedi sepolte dalla sabbia. Strizzo gli occhi accecati dalla luce del sole. Raddrizzo la schiena sprofondata nel telo blu vintage della sdraio. Ecco, mi sento. E allora, da neri che sono, i miei pensieri e le mie emozioni diventano blu. Blu cobalto, come il mare dentro di me. E mi alzo, e mi tuffo. Con le pinne, fucile ed occhiali. Nel mare, che da nero e agitato che era, ora mi sembra una tavola. Blu.

lunedì 26 luglio 2010

Un mito moderno


Abbiamo creato un mito moderno?
O ne abbiamo immaginato solamente la metà?
Accadrebbe in un pensiero, da adesso?

Salvati,salvati
il segreto è stato svelato...
Per comprare una verità
e vendere la bugia,
l'ultimo errore prima che tu muoia
quindi non dimenticare di respirare, stanotte
stanotte è l'ultima occasione per dire addio.

venerdì 23 luglio 2010

Coraggio


Ricorda chi eravamo. L'ordine più semplice che un re possa dare; ricorda perchè siamo morti: lui non desiderava tributi, o canzoni o monumenti o poemi di guerra e coraggio. Il suo desiderio era semplice: ricorda chi eravamo, così mi ha detto. Era la sua speranza.

Se un'anima libera dovesse arrivare in questi luoghi, negli innumerevoli secoli di la da venire, possano tutte le nostre voci sussurrarti dalle pietre senza età: va a dire agli spartani, viandante, che qui, secondo la legge di sparta, noi giacciamo. E così il mio re è morto, e i miei fratelli sono morti, appena un anno fa.

A lungo ho pensato alle parole del mio re, criptiche parole di vittoria; il tempo gli ha dato ragione, perchè da greco libero a greco libero, si è tramandata la notizia che il prode Leonida e i suoi 300 soldati, così lontani da casa, hanno dato la vita non solo per sparta, ma per tutta la grecia e per la speranza difesa da questa nazione.

Ora qui, su questo aspro frammento di terra chiamato platea, le orde di Serse affrontano la loro disfatta! Li davanti, i barbari si raccolgono; è nero il terrore che afferra saldo i loro cuori con dita di ghiaccio. Conoscono molto bene gli impietosi orrori che hanno sofferto per le lance e le spade dei 300 spartani. E ora fissano lo sguardo su questa pianura, dove ci sono 10 000 spartani alla testa di 30 000 liberi greci! Le forze del nemico ci superano di sole tre volte: buon segno per tutti noi.

Quest'oggi, noi riscattiamo il mondo dal misticismo e dalla tirannia, e lo accompagniamo in un futuro più radioso di quanto si possa immaginare.

Dite grazie, soldati: a re Leonida e ai prodi 300...alla vittoria!

lunedì 19 luglio 2010

Mulino Bianco




L'uomo aspira alla perfezione. Quindi, tenta con tutte le sue forze di ottenere la vita perfetta. Quando io penso alla vita perfetta, penso a me stesso circondato dalla famiglia che mi sarò creato. Una famiglia numerosa, ma soprattutto felice. Quindi, penso ad una casa che contenga questa famiglia. Prima di conoscere lei, io non pensavo a case, arredamento, distribuzione degli spazi... ma da quando stiamo insieme, da quando viviamo insieme, sono argomenti di cui discutiamo molto spesso. Ma anche quando sono solo, mi diverto a pensarci. Ad immaginarla. La casa dei sogni. La vorrei grande, ma non troppo. Diciamo con un piano. Vorrei un ingresso accogliente e colorato, così chi entra viene subito contagiato dall'atmosfera. Vorrei una sala dove la cosa che spicchi di più sia il divano. Mi piacerebbe averlo scuro, ad angolo, con un grande cuscino morbido. Vorrei che se qualcuno lo guardasse, mi dicesse :" Oh, non sai come ti invidio, chissà che dormite ti fai lì..." . Mi piacerebbe avere accanto al divano una vetrata che si affacci sul giardino. Un piccolo patio, con un tavolino e una grande sedia a dondolo per lei e uno sgabello per me. Vorrei una cucina spaziosa. Mi piacerebbe averla con l'isola, quindi abbastanza moderna. Però la vorrei anche con un tocco di antico. Mi piacerebbe avere dei fiori nella cucina. magari dei girasoli. Sono fiori gentili. Al piano di sopra vorrei la camera da letto. Grande, con il letto che abbiamo scelto e una cabina armadio. Mi piacerebbe farla di colori chiari, e che sia pratica. la vorrei con i vestiti in bella vista, così non perderei tempo a cercare qualcosa da mettere se ho fretta...

Ecco, questa sarebbe la casa perfetta . L'importante è che gli abitanti di questa casa siano felici. Si vogliano bene. Si rispettino. Si concedano i propri spazi. E che, soprattutto, vivano immersi nell'allegria. Non importa quanto sia grande o bella la casa, l'importante è che risuoni di risate.
Ma in fondo sono solo parole. Sono realista. Saprei accontentarmi anche di molto meno.Non ho bisogno di una reggia del tipo " Le 1000 e una notte" . A me basterebbe la casa del mulino bianco per essere felice.

lunedì 12 luglio 2010

Un eschimese nell'igloo


Viviamo come un gregge. Oramai, le persone comuni, non hanno quasi più facoltà di pensiero. Siamo rintronati. Lobotomizzati. Subiamo un bombardamento continuo da parte di qualsiasi mezzo d'informazione. Tv, giornali, radio, internet. Tutti ci dicono cosa fare. Come apparire. In che modo comportarci. Siamo vittime del "politically correct". C'è un modo giusto e corretto di comportarci in ogni momento, in ogni situazione. Nel lavoro. Nella vita. Con gli amici. Con i parenti. Anche con i propri compagni. Un pò, la colpa è nostra. Siamo esseri umani del XXI secolo. Amiamo la comodità. Siamo pigri. Parliamo e parliamo, ma fondamentalmente non abbiamo ne la voglia ne gli stimoli per cambiare le cose. La quotidianità nella quale viviamo e ci crogioliamo ammazza le nostre virtù. Ci distrugge insieme alle nostre ambizioni. Ci spossa, anche fisicamente. Come questo caldo. Ma stasera no. Stasera non mi sento così. Stasera voglio sentire il freddo delle novità. E del cambiamento. In questa notte afosa, mi sento come se fossi al Polo Nord. Mi sento come se fossi un Eschimese seduto nel suo igloo.

giovedì 8 luglio 2010

Genitori e figli


Siamo in vacanza. Io e lei. Abbiamo affittato una macchina tutta scassata con il tetto cotto dal sole. Il sole. Lo abbiamo aspettato tanto. La nostra città è grigia. Fa caldo qui, invece. E di grigio non c'è niente. E' tutto giallo e caldo. Passiamo le giornate al mare. Non facciamo molti bagni, ma in compenso prendiamo tanto sole. Siamo abbronzati. E pigri. Stiamo coricati praticamente tutto il giorno, e alla sera riusciamo a essere stanchi. Non siamo usciti molte volte. Ieri sera, però, un giro l'abbiamo fatto. Qui, nel paese dove stiamo. Ci siamo bevuti un tè freddo con l'aggiunta di granita nel parco locale. E' un bel parco. C'era anche un sacco di gente. In fondo al parco c'è un campetto di sabbia con due porte da calcetto. Fanno un torneo. E noi due, divertiti, abbiamo guardato le partite. prima hanno giocato i bimbi. Abbiamo fatto il tifo per una squadra di 4 piccolini. Erano belli, con le magliette nere. E anche bravi. Dopo i piccolini giocano i più grandi. E si cade nella solita abitudine di litigare e darsi calci. Ci stavamo annoiando. Ma nell'ultima partita abbiamo visto una di quelle cose che sembrano impossibili. Il ragazzo giocava in porta, ed era anche piuttosto bravo. Solo che c'era suo padre, a guardare e a rimproverarlo continuamente. Gli diceva che doveva far gol. Al portiere. Tanto che ci ha provato, ma gli hanno preso la palla. Gli diceva che poteva far meglio, anche se era bravissimo. E lui, al posto di mandarlo a fare in culo, continuava a guardarlo mentre giocava. Gli parlava anche. Ogni volta che parava, si girava in cerca di un sorriso. di un segno di approvazione. Ma il padre niente. Ad un certo punto si è anche messo a sbadigliare.

Ora, io credo che i figli debbano rispettare i genitori. Sempre e comunque. Ma anche i genitori devono rispettare i figli. Incoraggiarli. Motivarli. Insegnargli ad essere persone vere. E lasciarli liberi. Di crescere e fare scelte. Di coltivare talenti più o meno utili. Ma soprattutto, un genitore deve insegnare al figlio ad amare. E l'unico modo per farlo è che il genitore ami il proprio figlio e glielo dimostri. Sempre e comunque.

venerdì 2 luglio 2010

Mondiali 2010

Chiuso per ferie


Che vi devo dire...buone ferie a tutti!!

Baci da Azzurro e Muffin Pat

mercoledì 23 giugno 2010

Homo sapiens


Sono un uomo. Mi piace tutto quello che piace agli uomini. Tifo il calcio. Guardo programmi stupidi alla tv. bevo birra. Ma da qualche tempo, so fare anche qualche faccenda di casa. So usare la lavatrice, lavo i piatti, stendo. Imparerò anche a stirare. Mi ha insegnato tutto lei. Io di mio ci metto solo la volontà. Ultimamente ho anche lavato i pavimenti di tutta la casa. Questi lavori li ho sempre considerati da femmine. Ma dopo aver visto la faccia felice che aveva, dopo che io ho lavato i pavimenti e le ho preparato la macedonia, non li considero più da femmine, e li faccio anche un pò più volentieri. Ma sempre con lo stile maschile. Se devo spolverare, magari non vado fino nell'angolo più nascosto. Uso tutti questi trucchi che generazioni maschili hanno tramandato a noi uomini d'oggi. E quando non faccio tutto come dovrei, lei se ne accorge e mi becca subito. Non so come faccia. Forse le donne hanno un radar che permette loro di capire quando il proprio uomo fa il furbo. Forse. O forse, sono semplicemente più intelligenti di noi. Ma che dico? Nel nostro mondo comandano gli uomini, giusto? E allora, viva gli uomini, sempre e comunque, non ci piegheremo mai al volere femminile. Quindi, che ore sono? 14,54? Cazzo devo ancora lavare i piatti di ieri. Sono un uomo vero, io. Tipo quello di neandhertal. Ma dove diavolo ho messo i guanti, che se no mi si sfogliano tutte le mani? Bè, che mi frega, tanto ho la crema...

mercoledì 9 giugno 2010

Calcio


A pensarci bene, non c'è al mondo nulla di più assurdo di questo gioco. Non c'è niente di più goffo che cercare di raggiungere le cose con i piedi, i quali per loro stessa natura non possono afferrare, trattenere, impadronirsi di nulla. I piedi tentano di dominare il pallone, questo oggetto profondamente tondo ed estremamente scomodo da controllare, impossibile da trattenere più a lungo di qualche secondo. Tutto ciò non ha senso ed esula dalle capacità "prensili" dell'essere umano. A differenza della mano, il piede non è in alcun modo preposto per prendere. Per milioni di anni, dagli albori alla preistoria, abbiamo imparato a usare le mani per appropiarci delle cose. In realtà la mano non solo si appropria, non solo fa suo qualcosa di già esistente, ma sa anche creare. Il piede, invece, scaraventa lontano, calpesta, distrugge. I morti vengono condotti fuori di casa con "i piedi avanti". Con i piedi si calpestano le spoglie mortali. I piedi sono fatti per distruggere. I piedi sono simbolo di morte. Giocando con i simboli della morte, l'uomo non tenta forse di mettere in discussione la propria mortalità, di lanciare una sfida all'ineludibile legge universale secondo la quale tutto muore? Ne deriva una curiosa ambiguità. Non sarà che giocando a questo gioco noi vogliamo farci beffe della morte, aizzarla mostrandole la lingua e lasciarla con un palmo di naso? Non sarà che vogliamo dimostrare l'esistenza di un certo spazio, di una certa zona, di un luogo protetto su cui la morte non ha potere? E cos'altro può essere questo luogo protetto se non una piazza del carnevale? Il carnevale è un modo di rovesciare temporaneamente l'alto in basso e viceversa, di trasformare i signori in servi e i servi in signori, di mettere sullo stesso piano i diritti dei deboli e quelli dei potenti, di trasformare gli invulnerabili in indifesi. Forse, secondo lo stesso principio, giocando a pallone, l'uomo per novanta minuti può sconfiggere la morte? Non è forse per questo che ci sembra di vedere nel gioco del clcio una sfumatura sacrilega? Non è forse vero che i primi calciatori giocavano con le teste tagliate dei nemici sconfitti? Non deriveranno da ciò la leggerezza, la fugacità, quella sorta di schifiltosità con cui i grandi calciatori toccano la palla, quasi che temessero di sporcarsi le scarpe? Con garbo e delicatezza fanno rotolare la testa in modo che tutti possano vedere. Non deriva forse da qui la primordiale furia dei tifosi, il loro feroce trionfo, la volontà, anzi l'esigenza di distruggere e devastare tutto ciò che hanno intorno? Non deriva forse da qui l'avidità con cui migliaia di uomini seguono attenti l'umiliazione del pallone, sollevato con la punta del piede, fatto rimbalzare contro la terra, lanciato in aria?

lunedì 7 giugno 2010

Pensiero d'amore


Quando ti innamori cambi vita. Sei risucchiato. Coinvolto totalmente da un'altra persona. Certo, mantieni il tuo carattere. Ma lo smussi. Levighi le parti più rocciose. Arrotondi gli spigoli più appuntiti. Diventi, in pratica, lo specchio dell'altra persona. Per questo è così difficile innamorarsi. E' un impegno costante. Devi crederci davvero, e non lasciare niente al caso. Bisogna dividere la propria mente ed abituarla a pensare per due. Impari a sezionare ed organizzare la tua giornata in base agli impegni della persona che ami. E capisci che certi atteggiamenti, certi scatti d'ira e di insofferenza non puoi più farli, perchè fai brutta figura, ma la fai in due. Essere innamorati e vivere una storia d'amore è difficile, pauroso, rischioso, emozionante. E bellissimo.

" L'amore è un viaggio, senza inizio e senza fine "

martedì 1 giugno 2010

La torta


Notte. Notte di parole. Di confessioni. Notte fresca. Profumata. Io e lei, in cucina. Lei in piedi, che si affacenda. Io seduto. Che la guardo e la aiuto, per quel che posso. Si parla. A voce bassa, quasi roca. Ci si racconta il passato. Bello e brutto. Stralci di vita in cui si era lontani. Momenti nei quali ci si è quasi sfiorati. Alcune cose mi allargano il cuore. Altre me lo fanno bruciare. Pensieri, immagini. Suoni e odori. Prendono forma, come gocce d'acqua attraverso le sue labbra, che si muovono assorte per spiegarmi bene il suo pensiero. Io, in silenzio, annuisco. E la conforto, quando evoca momenti bui. Mi parla delle sue ferite lontane. E un pò mi intristisco. Credo che non si meriti più di soffrire. E che abbia diritto ad un premio. Un premio dolce, buono e delicato. Un premio vero e tangibile. Un premio come la torta che stiamo preparando. Una crostata di frutta, con la crema. Una torta semplice, ma genuina. Come noi due.

mercoledì 26 maggio 2010

Molto molto lontano


Ti girano le palle. Quando al sabato, verso mezzogiorno, una telefonata banale ti scombina il weekend. Ti girano le palle. Quando vai a giocare, perdi, e prendi un palo clamoroso. Che poi ti senti dire : " Oh, se non prendevi il palo, magari vincevamo...". Ti girano le palle. Quando la domenica ti devi svegliare alle 6. Ma dico io, la domenica alle 6? Pure cristo s'è riposato, di domenica mattina. Ti girano le palle. Quando, quella stessa domenica non puoi stare con lei perchè lavora. E anche se la raggiungi, non ti può stare accanto perchè ha da fare. Che poi, quando ha finito, vai a casa col nervoso. E non riesci neanche a dormire un pò. Ma poi... Poi sali in macchina e vai molto molto lontano. Arrivi sulle colline. In un posto che sai essere carino, ma niente più. E invece ti si apre davanti una valle da fiaba. Bè, è pur sempre molto molto lontano... C'è un bar. Ti prendi un mojito da sballo. E poi anche un altro, massì. Insieme al mojito ti portano un tagliere misto formaggi-salumi da lasciarci il cuore. E sei con lei. Lei che ti sorride, ti bacia e ti guarda innamorata. Anche un pò ubriaca. Però bella come non mai. Quando torni a casa è ancora più tenera. E poi è così splendida che non puoi non amarla. E allora sei felice. Anche se per trovare la felicità sei dovuto andare molto molto lontano. Ma molto molto lontano è la distanza che c'è tra la vita e una favola. La mia favola con lei.

lunedì 17 maggio 2010

Romeo + Giulietta


La vita è strana. E' fatta di momenti belli e altri meno belli. E' fatta di storie belle e meno belle. Le più belle, nell'immaginario comune, sono le più tristi. La più bella, secondo me, è quella di romeo e giulietta. A me piace immaginarli nei tempi moderni. Un pò invecchiati, e con i loro figli e nipoti. Me li immagino quando si svegliano, e giulietta prepara il caffè. Poi romeo esce e compra il pane e il giornale, va al bar a far 2 parole con tebaldo, poi torna a casa per il pranzo. Me li immagino a far la coda per ritirare la pensione, al sabato pomeriggio che fanno la spesa al supermercato, e la domenica mattina, tutti e 2 con il vestito buono, a messa da frate lorenzo. E poi la sera, prima di dormire, giulietta che gli dice, dopo che romeo si è dimenticato per l'ennesima volta la divisione della cesta della biancheria e ha buttato tutto insieme:" Oh romeo, perchè sei tu romeo?"
...
Io sono giovane. Anche la mia giulietta è giovane. Abbiamo un sacco di tempo davanti, e tante cose da fare insieme. Ma non vedo l'ora di invecchiare. Con giulietta, anche se non si chiama giulietta. Ma è l'immagine speculare del mio cuore.



Io desidero quello che possiedo; il mio cuore, come il mare, non ha limiti e il mio amore è profondo quanto il mare: più a te ne concedo più ne possiedo, perché l'uno e l'altro sono infiniti.

venerdì 7 maggio 2010

A volte


A volte, capitano cose strane. Ti svegli, apri la finestra e vedi il sole. Ma nei pochi minuti che impieghi per lavarti e vestirti, cambia tutto. Il sole sparisce e arrivano le nuvole. Tante e spesse. Ti coprono perfino la vista sulle montagne. A volte, capitano cose assurde. Arrivi al lavoro e l'ufficio è gelido. La chiavetta per internet non va e il telefono aziendale è scarico. In più, hai bisogno di sapere cose importanti, ma il tuo capo non si trova. In quei momenti, ti chiedi se dio esista. E se, per caso, quel giorno ce l'ha proprio con te. A volte capitano cose che ti lasciano l'amaro in bocca. Vai ad una cena di lavoro in un posto squallido. Mangi male. In più, ti girano i coglioni in partenza, perchè in tv c'è l'ultima puntata dei RIS e non la puoi vedere. Torni a casa e, prima di andare a dormire, litighi con lei. Al mattino, quando ti svegli, continui a litigarci. Quando lei esce, vi salutate a malapena. Rimani solo sul divano a chiederti se la vita, a volte, valga la pena di essere vissuta. Mentre rimugini, un raggio di sole fa capolino fra le tende e illumina tutto di una luce dorata. E allora capisci che, nonostante tutto, la vita va vissuta. Non a volte.

lunedì 3 maggio 2010

Buio. Luce. Azione.


Buio.

Non ho voglia. Non ho voglia di niente. Non mi interessa niente. Non so perchè. E non lo voglio neanche sapere. Quando la gente mi parla non ascolto. Non mi importa niente di nessuno. Succedono disastri continui nel mondo, ma io non ne so niente. Non guardo un telegiornale e non leggo nessun quotidiano. Faccio finta di sapere le cose, ma se qualcuno me le chiede nel dettaglio, io rimango sul vago. Sono indolente. E pigro. Mi stufo di tutto e lo faccio subito. Sono solo. E mi piace, essere solo. Mi gusto la mia tetraggine. Non mi faccio la barba, non mi curo. Rispondo male a tutti. Litigo con le persone per strada. Le insulto. Cerco lo scontro fisico. Ecco, forse l'ho trovato...

Luce.

E' mattina. Mi sveglio tutto sudato. Lei è addosso a me. Ha invaso la mia parte di letto, come sempre. Però mi stringe e mi accarezza. Profuma di buono, come quei biscotti appena sfornati. Ci perdiamo nel nostro amore, incuranti di tutto quello che ci circonda. Prima di abbandonarmi alla sua folle passione, un ultimo pensiero. Che sogno di merda. Niente più Bounty, la sera tardi. Lo giuro.

Azione.

...no, quello che è successo non posso descriverlo a parole. Solo con una sigla. VM.


mercoledì 28 aprile 2010

5 sensi di lei


Con gli occhi la guardo,
e se dipendesse da me non li chiuderei mai
perchè non mi stanco mai di contemplare la sua bellezza;
Con le mani la accarezzo,
sfioro la sua pelle liscia e morbida come seta
per regalarmi un istante di gioia;
Con il naso la respiro,
respiro il suo profumo dolce e pieno
come l'aria più limpida e irrangiungibile;
Con la bocca la bacio,
e assaporo i mille aromi che la pervadono
facendola assomigliare ad un bosco pieno di frutti segreti;
Con le orecchie la ascolto,
e sorrido sentendo la sua voce squillante
ma che sa abbassarsi nei momenti di passione
diventando un tenue sussurro;
Con il cuore la amo,
e non potrei fare altrimenti.

Tuoni e fulmini


Ieri sera, io e lei abbiamo visto un film. L'avevamo comprato nel pomeriggio, da Mediaworld. Di solito, non litighiamo per vedere un film. Abbiamo gusti piuttosto simili. A tutti e 2 non piacciono i film dell'orrore. Anzi, ci fanno proprio orrore. Quindi, scegliamo film leggeri. come quello di ieri, la classica storia buonista americana. Era carino, ma niente di più. mentre lo guardavamo, sul nostro nuovo e immenso divano, con il sottofondo del gatto e delle sue fusa, ha iniziato a tuonare e a lampeggiare. E io sono precipitato di colpo nella mia infanzia. Dentro al mio primo temporale. Me lo ricordo benissimo. Stavo nel mio lettino, al buio. Ascoltavo questo nuovo e sconcertante frastuono. Avevo paura, e non capivo cosa succedesse. Il mondo che conoscevo era fatto di luce e colori tenui. Di suoni ovattati. Tra l'altro, era il periodo durante il quale, a scuola, ci facevano studiare la mitologia greca. Io ero completamente rpito da Zeus. Era il mio idolo. Prima di tutto era il capo, fra tutti quelli più potenti. E poi aveva il trono più grosso e i poteri più belli. Poteva colpire gli umani come e quando voleva. E io, infatti, pensavo che ce l'avesse con me. Forse si era arrabbiato perchè non avevo fatto i compiti, o perchè avevo detto le parolacce. Quindi, aspettavo e temevo la sua ira. Crescendo, poi, il temporale è sempre stato una scocciatura. Sei costretto a guidare piano perchè la strada è bagnata. Se sei un pedone, devi stare attento che le macchine non ti schizzino con l'acqua delle pozzanghere. Prrendere l'ombrello per ripararti, altrimenti ti rovini la capigliatura e le donne ti guardano male. L'unica sensazione che mi procurava, quindi, era fastidio. Però, ieri, ai primi lampi e rombi, lei ha iniziato a tremare. E ad abbracciarmi forte. Siamo andati a letto e mi si è stretta addosso. Io l'ho cullata un pò. Qundo si è addormentata, ho sorriso. Per la prima volta in vita mia, mi sono sentito in grado di proteggere qualcuno. Di rassicurarlo. E ho visto qualcuno fidarsi davvero di me. Cercare il mio conforto, e, una volta trovato, rilassarsi totalmente. Mentre lei dormiva, io ho ascoltato ancora un pò il temporale che, fuori dalla finestra, impazzava. E, prima di assopirmi, l'ho anche ringraziato. Della gioia straordinaria che mi ha regalato, in una notte così eccezionalmente normale.

mercoledì 14 aprile 2010

Boogeyman

I bambini hanno paura di tante cose. Il buio, la solitudine, gli animali... E' normale, sono piccoli e sanno poco della vita. Però anche gli adulti hanno delle paure. Più evolute e particolari, ma sempre paure sono. Io non ho paura di molte cose. Forse perchè sono incosciente. Ma una paura me la tiro dietro da molti anni. La paura dell'uomo nero. Io temo l'uomo nero. Mi fa paura perchè lo conosco. Molto bene, in effetti. L'uomo nero si nasconde. Non lo puoi vedere tutti i giorni. Sonnecchia tranquillo, e quando meno te l'aspetti ti si piazza davanti. Blocca il tuo percorso. Ti inibisce, con la sua sola presenza. L'uomo nero è cattivo, subdolo ed egoista. Mette sempre sè stesso innanzi a tutti. Non gli interessa niente di nessuno. Ti da la colpa di tutto ciò che è negativo, e se hai bisogno di aiuto ti volta le spalle. Gode delle tue difficoltà. se la prende con la persona più debole della famiglia per dimostrarti la sua forza. Si diverte a provocare il tuo dolore per aumentare la sua potenza distruttrice. E non ti da ne motivi ne spiegazioni riguardo le sue gesta malefiche. Anzi, ci sguazza quando sa di fare qualcosa che ti ferisce. Poi, magari, si ravvede un pò, e pretende che tu lo perdoni. Io lo conosco benissimo, l'uomo nero. Ci ho abitato insieme per 26 anni. Ho vissuto con lui tutti i momenti significativi della mi vita. E, forse, un pò gli somiglio. Stesso fisico, stessa altezza. Stessa voce e stesso sguardo. Quando sono caduto in depressione, mi sono comportato un pò come lui. E ho anche provato piacere, nell'essere io l'uomo nero. Ma me ne sono accorto in tempo, e ho cercato di rimediare. Ci ho provato, almeno. Ora, io e l'uomo nero non viviamo più insieme e non ci vediamo molto. Quando succede, lui st nascosto dietro la sua maschera e mi sorrie sornione. Parliamo e scherziamo del piùe del meno. Ma io lo so. Lo sento. Lui è sempre li. In attesa. Come una belva che aspetta senza fretta la sua preda. Smania per ferirmi di nuovo. Non vede l'ora di colpirmi alle spalle ed abbattermi definitivamente. Però...però lui non sa che ora sono più forte. Più pronto. E che, soprattutto, non ho più paura dell'uomo nero e della sua ombra fatta di dolore, indifferenza, spregio e cattiveria. No, non ho più paura. Bè, quasi.

lunedì 12 aprile 2010

La cravatta


Il mio lavoro non è molto stressante. Forse perchè non lo faccio da molto. E poi, nel mio ufficio sono tutti gentili. Quando entri, ti sorridono. Hanno sempre il tempo di farti una battuta. Certo, ogni tanto litigano. Però sono persone normali. Hanno famiglia, figli. Ti raccontano di quando si sono fidanzati, sposati, del loro viaggio di nozze. A me piace farmi raccontare queste cose. Mi rilasso, quando le sento. Quindi, nel complesso, sono fortunato. L'unica cosa che non mi va tanto, nel lavoro, è che non posso vestirmi come voglio. Qui è d'obbligo giacca e cravatta. Io aggiro il problema indossando pantaloni e camicie eleganti, ma colorate. Sulla cravatta, però, devo cedere. La storia della cravatta, tra l'altro, è interessante. Nasce come ornamento, certo, ma è un simbolo di morte. I primi a portarla, sottoforma di un sciarpa di seta, furono i guerrieri del Gengis Khan. La portavano molto stretta, per soffocare il disgusto che provavano durante i massacri. Col passare dei secoli, si è evoluta. Da re a principi, paladini ed eroi, tutti hanno sfoggiato la cravatta. E così è diventata l'emblema dell'eleganza e del potere. Tutti gli stilisti che contano l'hanno creata. Hanno le forme e le dimensioni più diverse che si possano immaginare. I colori più svariati, i tessuti più impensabili e i motivi più fantasiosi. Ormai è un must, la cravatta. Chi la porta è arrivato, è uno degli eletti. Fa parte del giro che conta, quindi deve essere serio ed efficiente. Anche a costo di strozzarsi, da quanto il nodo è stretto. Più è stretto, più chi la porta è importante.

Io indosso la cravatta. Devo farlo, perchè sul lavoro devo vendere la mia immagine. Devo sembrare uno importante, uno che appartiene al giro che conta. Però, io non so neanche cosa sia il giro giusto. Non sono serio, sorrido quasi sempre. Non mi vesto da pinguino, ma se a qualcuno posso sembrare un pinguino, almeno sono un pinguino originale e colorato. Un pinguino che porta la cravatta. Ma che non si strozza. Mai.

sabato 10 aprile 2010

Smile


Sono una persona fantasiosa. Lo sono da sempre, fin da piccolo. Mi ricordo che i miei giochi più belli erano quelli che mi inventavo io. Anche il mio percorso scolastico è stato dominato dalla fantasia. Odiavo la matematica, ma eccellevo in italiano. Scritto, soprattutto. Gongolavo, il giorno del tema. Il mio preferito era il tema libero. Io lo facevo sempre di fantasia. E prendevo ottimi voti. Crescendo, la cosa si è un pò smorzata. Purtroppo la vita ti presenta il conto. Ti fa stare con i piedi per terra. E' triste, ma è così. Tu spazi con la mente, ti crei dei sogni, degli obiettivi, ma è tutto inutile. I tempi attuali sono dominati dalla concretezza. Non puoi permetterti di vivere fra le nuvole e di viaggiare di fantasia. Anche nei rapporti interpersonali, è così. Con le donne, ad esempio. Se hai grilli per la testa, non ti cagano. Preferiscono il tipo noioso, piatto, ma che ha i piedi per terra. meglio ancora, che abbia i piedi 2 metri sottoterra. Per carità, non è che siano tutte così, comunque almeno il 90% della categoria femminile vuole un uomo senza sfumature, un uomo in bianco e nero. A me, comunque, non interessa. Trovo che le persone fantasiose siano più divertenti. E sappiano far divertire e mettere a proprio agio gli altri. Sanno sorprendere con l loro imprevedibilità, donando gioia a tutti. Io ho tanti difetti: sono permaloso, lunatico, pigro e anche un pò stronzo. Però basta poco per farmi felice. E per essere felice. Mi basta un sorriso. Di un bimbo, di un anziano. Di un passante. Il sorriso di mia madre, ma anche quello di mia nonna. Di un cane, di un gatto, oppure quello tutto denti di un cavallo. Il sorriso della mia lei. Il mio sorriso. Il sorriso del mondo. Sorridere è vita. Vita bella. Vita che ha un senso, vita che va vissuta davvero.

mercoledì 31 marzo 2010

Di notte


Mi piace il nero. E' uniforme, spesso, continuo. E' costante. Di conseguenza, mi piace la notte. Di notte, tutto si smorza. Le persone, le cose, gli animali...tutto diventa più leggero. E' come se il mondo rallentasse. I problemi diventano meno urgenti, le gioie più intense. I sogni diventano più reali, mentre la vita si sfuma un pò di più, perde i contorni.
Anche le persone cambiano, di notte. Sia in meglio, sia in peggio. Chi di giorno tende a stare nascosto, purtroppo di notte, complice il buio, esce allo scoperto. E magari commette delle atrocità. Le persone così, secondo me, sono alte meno di Pollicino. Che uomo sei, mi chiedo, se sfrutti qualcosa di poetico e leggendario come la notte per far del male? La notte è bella, non va macchiata con delitti. Però di notte succedono anche eventi bellissimi. Si fa l'amore e magari si concepisce un bimbo. Si incontra la donna della propria vita. Ci si diverte, senza preoccupazioni. Ci si sente più belli. La notte, inoltre, è anche il momento delle creature leggendarie. Vampiri, angeli, creature fantastiche...tutti escono la notte, regalandole quell'aura incantata che il giorno non avrà mai. La notte è magica. Può far paura, ma la paura ti insegna ad aver coraggio. Può far male, ma il dolore ti rafforza. La notte va vissuta. Intensamente, fino a quando lascia il posto al giorno. A me piace tutto, della notte. Mi piace quando comincia a calare, permeando lentamente il mondo di ombre e sospiri. Mi piace quando è al suo culmine, sembra una morbida coperta che ti avvolge e ti coccola. E mi piace quando muore, sbocciando in un'alba dai colori sfavillanti, così belli e luminosi da farti desiderare subito di poter vivere un'altra notte per rivederli ancora.


martedì 30 marzo 2010

Il vaso di Pandora


Stanotte ho sognato. Bè, lo faccio tutte le notti... Ma il sogno che ho fatto, stranamente me lo ricordo. Ero nell'antica Grecia. Faceva caldo. Indossavo una tunica rossa al ginocchio e avevo i calzari legati al polpaccio. Al mio fianco era cinta una corta e larga spada, e dalla schiena mi pendeva uno scudo rotondo. Ero un guerriero. Un eroe. Camminavo per un sentiero pietroso, guardandomi attorno. Scrutavo i campi assolati e gli ulivi frondosi. Le mie emozioni erano contrastanti. Avvertivo l'adrenalina per lo scontro imminente, ma anche la repulsione per il sangue che mi accingevo a versare. Ma la sensazione più forte era l'assenza totale di paura. Non temevo niente e nessuno. Mi sentivo invincibile ed intoccabile. Dopo una curva del sentiero, sbuco in una radura. Li, ho visto il mio nemico mortale. Era alto, muscoloso ed abbronzato. Vestiva tutto di nero, con un elmo che gli copriva il volto. Stringeva in mano una spada uguale alla mia. Dopo un lungo attimo silenzioso, l'ho attaccato. Abbiamo lottato aspramente, senza esclusione di colpi. Sono riuscito a sconfiggerlo. La cosa più sconcertante del duello, è stata la sensazione di vuoto che provavo dentro di me. Non sentivo niente, ne emozoni ne pensieri. Ero dominato dall'impulso di distruggere. Prima di affondare il colpo di grazia, ho aperto gli occhi. Mi sono svegliato con i pugni stretti e i muscoli tesi. Ero terrorizzato. Fissavo il buio della notte trattenendo un grido. Poi, una mano mi ha sfiorato il viso, e un braccio mi ha cinto le spalle. Calmandomi all'istante. Era lei. Lei, che ha riempito la mia vita di emozioni cancellando il vuoto. Che mi ha insegnato il rispetto e la comprensione verso gli altri. Che mi ha fatto capire come la speranza non debba mai finire, anche se tutto va male. Che mi ha spiegato quanto sia importante saper perdonare, se ne vale la pena. Lei. Senza di lei, non sono niente, nessuno. Sono incompleto. Con lei, sono tutto. Ho anche io il mio posto nel mondo. Insieme, io e lei siamo l'infinito. L'infinito di noi due.

venerdì 26 marzo 2010

Pedro


Per andare al lavoro, passo in mezzo ai giardini. Mi rilassa, mi fa sentire meglio. Stamattina, ho visto un ragazzo con il suo cagnolino. Erano simpatici. Il cagnolino aveva un pupazzetto in bocca. Camminavano tranquilli. Erano amici. Io non ho mai avuto un migliore amico. E non sono mai stato il migliore amico per qualcuno. Non per cattiveria. Semplicemente, penso sia impossibile. La vita è piena di sfaccettature, è fatta di momenti. Nella vita, si cambia. Noi e gli altri. Quindi, anche i rapporti con le persone cambiano. Se dai 14 ai 17 anni vuoi solo giocare a calcio e andare in giro in vespa, il tuo migliore amico sarà uno come te, con quegli unici interessi. Tra i 18 e i 22 anni, cominci a guardare le ragazze. Di conseguenza, il tuo migliore amico sarà sempre la ragazza un pò più bruttina, ma che sa consigliarti. Dopo, fino ai 25, 26 anni, esci come un pazzo, tutte le sere. Quindi il tuo migliore amico diventa il tipo coglione come te e insieme non fate altro che bere e sballarvi. Dai 26 in su, sei libero di scegliere. Ormai conosci un sacco di gente, quindi non ti mancano le opzioni. ma scegliere è brutto. Io non me la sento, non lo trovo giusto. Voglio bene a diverse persone, e non voglio fare torti a nessuno.

Stasera, tornato a casa, salivo le scale. Ad un certo punto la porta si è spalancata. E si è precipitato giù lui. Pedro, il mio cane. E' volato giù con il suo sorriso simile ad un ghigno e gli occhi a palla. Mi ha fatto le feste. Io mi sono inginocchiato e lui mi ha stretto le sue zampone intorno al collo, in un abbraccio canino. Mi ha anche dato le leccatine, i suoi baci. E mi si è accesa una lampadina, in quel momento. Il migliore amico deve essere qualcuno che per te c'è sempre. A prescindere. Che te lo dimostra sorridendoti in qualsiasi momento. Deve essere uno che se gli racconti le tue cazzate, non ti giudica e soprattutto se le tiene per lui. Come fa e ha sempre fatto lui. Pedro. E' lui il mio migliore amico. E io ricambio il suo amore, sempre e comunque. Incondizionatamente. Ti amo, Pedro.

Batmobile


Passo davanti ad un fotografo. Nella vetrina, immagini di matrimoni. Persone in pose assurde, ma comunque sorridenti. Felici, almeno in apparenza. A me i matrimoni non fanno ne caldo ne freddo. Forse perchè sono collegati con la chiesa. Io non credo, non l'ho mai fatto. Mi sembra un'assurdità. Perchè dovrei credere, poi? La chiesa per prima dice bugie. Si ostina a voler rimanere ancorata agli usi del medioevo. Predica l'amore e l'uguaglianza ma discrimina gli omosessuali e insabbia i crimini dei suoi ministri. Grida allo scandalo davanti alla povertà nel 3°mondo, e poi permette al papa di girare con le prada a bordo di yuna macchina che neanche Batman se la potrebbe permettere. Però rispetto chi è credente. Non bestemmio. Cerco di non peccare, nei limiti del possibile. Ma il matrimonio in chiesa proprio non lo concepisco. Il matrimonio è l'unione di 2 persone. Non di 2 persone con la chiesa. Se ti amo, lo dico a te. Se so che non desidererò mai un'altra persona nella mia vita, lo so e basta. Non ho bisogno di dirlo davanti ad un prete. Non ho bisogno di dirlo davanti a nessuno. Te lo dimostrerò con il tempo e i fatti. Per me il matrimonio deve essere semplice, essenziale. Sempre che ci debba essere. 2 persone, se vogliono stare insieme, lo fanno.


Io non ho mai pensato al matrimonio. Non ne ho mai avvertito l'esigenza. Forse perchè non ho mai incontrato una donna che me la facesse sentire in modo chiaro, quell'esigenza. Fino ad ora è andata così. Ma adesso....chissà.

venerdì 19 marzo 2010

Catene e lucchetti


Sono una persona libera. Mi piace fare quello che voglio. Per carità, non è che faccia poi chissà cosa. Ma non mi va di rendere conto a chiccessia. Sono sempre stato così. Fin da piccolo. Il mio primo ricordo è un bisticcio. Avevo 4 anni. I miei lavoravano tutti e 2 e mia mamma non poteva stare a casa con me. Così mi mandarono al nido e poi all'asilo. Una volta, mia mamma aveva una settimana di ferie e voleva stare a casa con me. Io mi sono imposto. Avevo gli amichetti, all'asilo. E volevo fare come dicevo io. Crescendo, è sempre stato così. Mi hanno sempre consigliato, ma mai messo catene. O lucchetti. Io non sopporto le catene e i lucchetti. Se vedo una bici legata ad un palo, mi viene voglia di liberarla. Se mi trovo di fronte ad una porta chiusa con il lucchetto, ho l'impulso di aprirla. Aprirei tutti i lucchetti di Ponte Milvio. Anche gli animali in gbbia mi fanno quest'effetto. Soffro quando devo portare il gatto dal veterinario e lo devo chiudere nel trasportino. Mi sento soffocare all'idea di avere restrizioni. E non mi piacciono le persone che obbligano gli altri a seguire le proprie idee o le proprie scelte. Non lo trovo giusto. Tutti devono poter essere liberi di seguire i propri progetti. O i propri sogni. Tutti abbiamo il diritto di scegliere. La nostra vita è solo nostra.

mercoledì 17 marzo 2010

Mercoledi da leoni


Penso che la vita abbia un ritmo. Difficile da seguire. E da scandire. Ma l'essere umano, si sa, vuole riuscire a fare tutto. A dare a tutto una spiegazione. Questa è una delle poche cose che non sono mai cambiate. Fin dalla notte dei tempi. L'uomo è sempre stato un animale curioso e testardo. Ha scoperto che la terra gira intorno al sole. Ha scoperto le fasi lunari, i pianeti... Ha creato un ritmo per la vita. Anni, mesi, giorni... Per me, la sola cosa ritmata è la settimana con i suoi giorni. Si sussegue senza sosta, per sempre. E i giorni sono sempre molto simili, quasi uguali. Il lunedi, di solito, uno è arrabbiato. E' appena finito il weekend. Hai davanti un'intera settimana di lavoro. Però sei anche euforico, pensi che potrebbe essere l'inizio della settimana che cambierà la tua vita. Il martedi, solitamente, sei più depresso. Non succede mai niente, di martedi. Rischi anche che la tua squadra esca dalla coppa. Ti risollevi al giovedi. Cominci a vedere la fine della settimana, l'inizio del meritato riposo. Il venerdi, se puoi, non ti muovi. Non ti stanchi. Conservi le energie per la serata. C'è sempre tanta gente da incontrare, salutare e conoscere il venerdi sera. Il sabato, o dormi, o lavori. Ma pensi anche che hai ancora la domenica e poi rincominci con il solito tran tran. La domenica è troppo soggettiva. L'essere umano si assomiglia, è stereotipato, ma non di domenica. Oggi è mercoledi. Il centro della settimana. Il lavoro gratifica, le energie sono all'apice. A me piace il mercoledi. Forse perchè è dedicato a Mercurio, il mio dio preferito. Faceva scherzi a tutti, viveva la sua vita eterna divertendosi e fregandosene di qualsiasi cosa. Sapeva prendersi in giro. Quindi, oggi è mercoledi. Non fa troppo caldo, ma neanche troppo freddo. Tutto va bene. Mercoledi, appunto. Un mercoledi da leoni. Grrr.

Campo magnetico


Ho visto una rom. Era giovane, con i vestiti colorati. Sembrava un arcobaleno in movimento. Aveva 4 bimbi. 2 femmine e 1 maschio, il più piccolo non saprei dire. Se ne stava seduta sul marciapiede. Elemosinava. Aveva un cartello in mano. C'era scritto che era affamata. Implorava, sia con la voce, sia con lo sguardo. Anche con le mani. Quando passava qualcuno, lo tirava per la giacca. O per la gonna. I suoi bimbi piangevano. Tremavano tutti e 5 per il freddo. Io mi sono fermato e li ho fissati per un pò. Sembravano in una campana di vetro. O dentro ad un campo magnetico. Nessuno li considerava. La gente, i passanti, i ciclisti. Tutti gli giravano al largo. I pochi che erano costretti a passar loro vivini erano infastiditi. E lo manifestavano. Anche a parole. Li ho guardati per più di un'ora. Finchè il sole è calato. Allora mi sono avvicinato e ho chiesto alla rom se potevo offrirle un thè caldo. Non mi ha neanche risposto. E se n'è andata borbottando qualcosa nella sua strana lingua. Sono tornato a casa. Con il gelo e il buio nel cuore per la vita che viviamo. Constatando come la specie umana sia in declino. Ma, mentre stavo aprendo il portone, ho sentito una voce roca che mi chiamava. Era lei, la rom. Si è scusata con me per non avermi risposto prima. Ha detto che lo ha fatto per non crearmi problemi. Le ho dato dei soldi, ma non li ha voluti. Ha preteso di leggermi la mano e io, divertito, ho accettato. Bè, ero anche un pò spaventato. Lei mi ha preso la sinistra e l'ha fissata. A lungo. Intanto, è calato il buio. Dopo avermi stretto forte il palmo, la rom è sparita. Nel nulla. Senza dirmi nulla. Il mattino dopo, davanti a casa, c'era un cartello. Era per me, da parte della rom. Mi aveva scritto di sorridere, perchè nella vita c'è sempre qualche persona migliore della media. E che se la trovi, devi tenertela stretta. Prlava della mia lei. Perchè la mia lei, è sopra alla media.